Povertà educativa a Milano: 8.254 minori nei doposcuola

RICERCA · TERZO SETTORE

Povertà educativa a Milano, la fotografia dei doposcuola: 8.254 minori, tre su quattro con privazioni materiali

Un’indagine della Rete doposcuola milanese, realizzata con il centro di ricerca Codici, racconta chi sono i bambini e i ragazzi che frequentano i 226 presidi educativi extrascolastici della città. Il 21% non ha uno spazio adeguato per studiare a casa, il 18% non possiede un computer, quasi tre su quattro convivono con due o più privazioni materiali. I risultati saranno presentati il 28 maggio.

A Milano esiste una “città nascosta” che ogni pomeriggio si riempie di bambini, ragazze e ragazzi. Sono i 226 presidi educativi extrascolastici della Rete doposcuola milanese, che nell’ultimo anno hanno accolto 8.254 minori, grazie al lavoro di 547 educatori e al supporto di 2.249 volontari.

Dietro questi numeri c’è una mappa di disuguaglianze che la nuova indagine della Rete, realizzata in collaborazione con il centro di ricerca sociale Codici, mette nero su bianco: quasi tre minori su quattro convivono con due o più mancanze materiali, dall’assenza di uno spazio dove studiare alla rinuncia a sport, gite e attività extrascolastiche.

I dati saranno presentati giovedì 28 maggio dalle 9 alle 12.30 alla Casa di Quartiere di via Cenisio 33 a Milano, nell’incontro “La città nascosta”. Parteciperanno Lamberto Bertolè, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano, e Monica Villa, direttrice Area Servizi alla Persona di Fondazione Cariplo.

Chi frequenta i doposcuola a Milano

L’indagine si basa sui dati di iscrizione 2025/26 di 202 doposcuola (oltre il 90% dei servizi attivi) e su 6.248 minori frequentanti. A questi si aggiungono i questionari anonimi compilati direttamente da 458 ragazze e ragazzi in 34 doposcuola.

Il profilo che emerge è quello di una comunità educativa radicata nei quartieri, con un’età media di 12-13 anni e una forte concentrazione territoriale: il 59% degli iscritti frequenta i doposcuola dei Municipi 6, 7, 8 e 9, le aree dove la fragilità socio-economica è storicamente più diffusa.

Gestiti da associazioni, parrocchie e realtà del Terzo Settore, questi spazi sono per molti l’unica opportunità educativa e relazionale al di fuori della scuola.

Studiare a casa è un privilegio: il 21% non ha uno spazio adeguato

Il primo dato che colpisce riguarda le condizioni materiali dello studio. Per molti dei minori intervistati, la casa non è un luogo dove si può davvero studiare:

  • il 21% non ha uno spazio adeguato e tranquillo;
  • il 18% non dispone di un computer, nemmeno in condivisione con il resto della famiglia;
  • il 15% non possiede un device efficiente: tra chi ce l’ha, lo strumento prevalente è lo smartphone.

A pesare è anche la numerosità familiare: nel campione il numero medio di componenti è 4,4 e il 24% vive in famiglie di sei o più persone. Spazi ristretti, fratelli e sorelle che condividono stanze, una sola scrivania: condizioni che rendono la concentrazione difficile.

Si aggiunge una dimensione linguistica e culturale: per il 42% l’italiano non è l’unica lingua parlata in famiglia, e il 63% dei minori ha cittadinanza non italiana, anche se circa il 70% è nato in Italia. Significa che molti genitori, pur presenti, non sempre sono in grado di affiancare i figli nei compiti — un’asimmetria che il doposcuola riesce a compensare.

L’indice di mancanza dell’essenziale: quasi 3 minori su 4 con privazioni multiple

Per misurare in modo strutturato le privazioni, Codici ha costruito un indice di mancanza dell’essenziale su scala 0-14. L’indice si basa sulle risposte dirette di ragazze e ragazzi e include sia la povertà percepita, sia rinunce concrete:

  • avere abiti e scarpe adeguati;
  • avere il materiale scolastico necessario;
  • disporre di una camera, anche condivisa;
  • possedere pc e connessione internet;
  • sostenere spese per viaggi e attività scolastiche;
  • avere risorse per sport o hobby;
  • aver fatto almeno una gita o una vacanza nell’ultimo anno.

I risultati sono netti: il 53% dei minori presenta 2-3 mancanze e il 23% ne ha 4 o più. In totale, quasi tre ragazze e ragazzi su quattro vivono più mancanze contemporaneamente.

Non si tratta solo di povertà economica in senso stretto: è la povertà educativa nella sua definizione più ampia, quella che limita la possibilità di sviluppare talenti, costruire relazioni e immaginare un futuro.

Il gender gap nello sport: 17 punti di differenza tra ragazze e ragazzi

Le disuguaglianze non passano solo per il reddito o la cittadinanza. Lo studio mette in luce un divario di genere netto nella partecipazione alle attività extrascolastiche, in particolare allo sport.

L’indice di partecipazione all’attività fisica è 51 per le ragazze contro 68 per i ragazzi: un divario di 17 punti che tende ad ampliarsi alle superiori rispetto alle medie. Una fotografia che conferma quanto già emerso da altre ricerche nazionali: per le ragazze del Terzo Settore italiano, l’accesso a sport e tempo libero strutturato resta una conquista, non un diritto scontato.

Il doposcuola non è solo studio: è una relazione educativa

Se i numeri sulle privazioni raccontano il bisogno, quelli sulla qualità della relazione educativa raccontano la risposta. Per i minori coinvolti il doposcuola non è solo un luogo dove fare i compiti:

  • il 52% indica come motivo principale di frequenza la possibilità di ricevere aiuto nei compiti;
  • seguono il desiderio di fare nuove amicizie, di svolgere attività e di trovare una figura adulta di riferimento.

Il rapporto con educatrici ed educatori emerge come il vero valore aggiunto. Confrontando le percezioni rispetto al contesto scolastico, il salto è evidente:

  • il 91% dei minori dichiara di sentirsi accettato per quello che è al doposcuola, contro il 58% a scuola;
  • l’81% si fida molto o abbastanza degli educatori, contro il 56% degli insegnanti;
  • l’88% afferma che gli educatori “sono interessati a me come persona”, contro il 71% degli insegnanti.

Il doposcuola diventa così uno spazio dove sentirsi visti, ascoltati e accompagnati — un presidio educativo in senso pieno, complementare e non sostitutivo della scuola.

Cosa significa “povertà educativa” e perché Milano è un osservatorio nazionale

La fotografia milanese si inserisce in un quadro nazionale preoccupante. Secondo i dati Istat 2024-2025, più di un minore su quattro in Italia (26,7%) è a rischio povertà o esclusione sociale, con punte molto più alte nel Mezzogiorno. Save the Children stima in 1,3 milioni i bambini e adolescenti che vivono in povertà assoluta nel nostro Paese — il dato più alto dal 2014.

La povertà educativa è un concetto che descrive la privazione, per i minori, delle opportunità di apprendere, sperimentare, sviluppare capacità e talenti. Si alimenta in un circolo vizioso con la povertà economica: nelle aree dove la povertà minorile è più accentuata, anche l’offerta educativa — asili nido, mense, tempo pieno, palestre, biblioteche — è più scarsa, e tende ad accentuare le disuguaglianze invece di ridurle.

In questo contesto, le reti di doposcuola rappresentano una infrastruttura sociale capillare, in larga parte sostenuta dal Terzo Settore e dalle fondazioni di origine bancaria. A Milano, l’esperienza è stata strutturata in modo unico in Italia grazie al Programma QuBì di Fondazione Cariplo, che dal 2017 ha investito sui doposcuola come luoghi privilegiati di aggancio delle famiglie più fragili.

L’appello: un’alleanza strutturata con le istituzioni

I dati dello studio non sono solo un esercizio descrittivo. Per la Rete doposcuola milanese, sono la base per chiedere un riconoscimento istituzionale più chiaro e un sostegno continuativo.

“La Rete doposcuola milanese è fatta di persone, relazioni e impegno quotidiano nei quartieri: un lavoro spesso silenzioso ma essenziale per la crescita di migliaia di ragazze e ragazzi. Per questo auspichiamo di poter collaborare in modo sempre più strutturato con il Comune, costruendo un’alleanza capace di riconoscere e sostenere con continuità questo patrimonio educativo diffuso. Rafforzare insieme i doposcuola significa investire in equità educativa e prendersi cura, in modo concreto e condiviso, delle opportunità e del futuro dei più giovani in tutta la città.”

— Dario Anzani, coordinatore della Rete doposcuola milanese

L’evento: “La città nascosta”, 28 maggio 2026

Quando: giovedì 28 maggio 2026, ore 9-12.30
Dove: Casa di Quartiere, via Cenisio 33, Milano
Promosso da: Rete doposcuola milanese
Con la partecipazione di: Lamberto Bertolè (Comune di Milano), Monica Villa (Fondazione Cariplo)
Ricerca a cura di: Codici — Ricerca e Intervento

Nota metodologica. Lo studio è condotto su un campione complessivo di 202 doposcuola (oltre il 90% dei servizi attivi a Milano) e 6.248 bambini, bambine, ragazze e ragazzi frequentanti. Ai questionari di approfondimento hanno risposto in auto-compilazione 458 minori in 34 doposcuola.

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