Fondo di Beneficenza Intesa Sanpaolo 2026: come candidarsi, quanto si può chiedere, cosa finanzia

Il Fondo di Beneficenza ed opere di carattere sociale e culturale di Intesa Sanpaolo sale a 30 milioni di euro per il 2026, contro i 24,3 milioni effettivamente erogati nel 2025. È la dotazione più alta della sua storia, comunicata dalla banca il 25 maggio 2026, e per gli ETS italiani vale la pena leggerla per quello che è: una finestra di accesso a contributi che vanno dai 5.000 ai 500.000 euro, regolata da Linee Guida biennali pubbliche e da una procedura interamente online.

Questa guida raccoglie in un unico posto chi può candidarsi, quanto si può chiedere, su quali aree il Fondo sta investendo nel biennio 2025-2026, come si presenta la domanda e cosa il Fondo valuta davvero quando legge un progetto.

Cos’è il Fondo di Beneficenza Intesa Sanpaolo

Il Fondo nasce dall’articolo 29.3 dello Statuto di Intesa Sanpaolo, che permette di destinare una quota degli utili distribuibili a finalità di beneficenza e a opere di carattere sociale e culturale. È in capo alla Presidenza della Banca ed è uno dei principali strumenti filantropici istituzionali italiani.

Tra il 2016 e il 2025 il Fondo ha erogato oltre 154 milioni di euro a 8.500 progetti, raggiungendo più di 10 milioni di beneficiari (dati comunicati dalla banca nel decennale). Solo nel 2025 le erogazioni sono state 24,3 milioni di euro per circa 1,6 milioni di beneficiari, con 2.731 progetti valutati. La distribuzione territoriale 2025 è stata: 37% al Nord, 30% al Centro, 33% al Sud e Isole.

Il Fondo opera secondo Linee Guida biennali, e quelle in vigore coprono il ciclo 2025-2026.

Chi può candidarsi

Possono presentare richiesta gli enti senza finalità di lucro che rispettano tre condizioni di base:

  1. Sede in Italia.
  2. Iscrizione ad almeno un registro pubblico (RUNTS, registro delle persone giuridiche, registro imprese per le imprese sociali, e simili).
  3. Costituzione da almeno due anni con almeno due bilanci o rendiconti di esercizio disponibili.

Il vincolo dei due anni di operatività non si applica alle cooperative sociali e alle imprese sociali. Restano invece esclusi gli enti senza personalità giuridica o quelli appena costituiti che non hanno ancora chiuso due esercizi.

Quanto si può chiedere: liberalità territoriali e centrali

Il Fondo distingue due categorie di erogazioni, in base all’importo richiesto.

Liberalità territoriali, fino a 5.000 euro. Sono pensate per progetti di impatto locale, gestite in modo decentrato dalle Direzioni Regionali della Divisione Banca dei Territori. Servono soprattutto per iniziative radicate nella comunità di appartenenza, dove il contributo del Fondo rafforza un’azione già strutturata.

Liberalità centrali, da 5.000 a 500.000 euro (con possibilità di richieste superiori in casi particolari deliberati dal Presidente). Sono gestite dalla Segreteria Tecnica di Presidenza e si rivolgono a progetti con un impatto sociale di rilievo. Il contributo medio per le liberalità centrali si attesta intorno ai 100-120.000 euro secondo le elaborazioni di Granter sui dati del Fondo.

Per i progetti in ambito internazionale è possibile candidarsi solo con liberalità centrali, quindi sopra i 5.000 euro.

Cofinanziamento, durata, valutazione di impatto

Tre informazioni operative spesso poco visibili nei comunicati ma fondamentali per pianificare la richiesta.

Il contributo del Fondo può coprire fino al 100% dei costi di progetto, ma è richiesto un cofinanziamento del 10% da parte dell’ente proponente. Va messo a budget in fase di candidatura.

I progetti possono essere pluriennali, ma con un limite di tre anni consecutivi per lo stesso progetto. I progetti pluriennali deliberati solo per la prima annualità vanno ripresentati per ogni annualità successiva.

La valutazione d’impatto è obbligatoria per le liberalità centrali pari o superiori a 70.000 euro, a partire dal secondo anno di erogazione (cioè in caso di rinnovo). Per richieste tra 70.000 e 100.000 euro il costo della valutazione è interamente a carico del Fondo. Sopra i 100.000 euro è diviso al 50% tra Fondo ed ente richiedente.

Cosa finanzia: le tre aree del biennio 2025-2026

Il Fondo destina circa il 25% delle proprie risorse a tre focus tematici prioritari, confermati anche per il 2026. Nel 2025 questi tre filoni hanno assorbito 8,2 milioni di euro, pari al 34% del totale erogato.

Welfare sanitario di prossimità. L’obiettivo è migliorare l’accesso ai servizi sociosanitari per anziani, persone fragili, malati cronici, non autosufficienti, persone senza dimora. I beneficiari devono ricevere servizi gratuiti. Il Fondo finanzia progetti che potenziano punti sanitari complementari al Servizio Sanitario Nazionale e che supportano le famiglie caregiver.

Valorizzazione del Mezzogiorno e delle isole. Tre ambiti specifici: contrasto alla dispersione scolastica, sviluppo delle aree interne, sostegno all’imprenditoria giovanile. Il filo conduttore è creare opportunità in territori storicamente penalizzati, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni.

Inclusione sociale di migranti e rifugiati. Le aree sono accoglienza e inclusione, istruzione e formazione, inserimento lavorativo. I requisiti qualificanti che il Fondo dichiara di valutare positivamente: partenariato con associazioni specifiche di migranti, prese in carico di lungo termine con follow-up oltre la conclusione del progetto individuale, capacità di confronto con altri enti già attivi su questi temi.

Oltre ai tre focus tematici, il Fondo sostiene progetti di natura sociale generale (welfare, disabilità, anziani, salute, contrasto alla povertà, infanzia), progetti di ricerca medica e sociale, progetti in ambito culturale e progetti internazionali realizzati all’estero.

Come si presenta la domanda

Il processo è interamente online attraverso il portale dedicato del Fondo sul sito di Intesa Sanpaolo (group.intesasanpaolo.com, sezione Fondo di Beneficenza). I passaggi sono tre.

Prima di tutto, registrarsi nell’area dedicata e compilare l’anagrafica dell’ente. La piattaforma richiede documentazione standard: statuto, atto costitutivo, ultimi due bilanci o rendiconti, iscrizione al registro pubblico di riferimento.

Poi, compilare il formulario di progetto. Il Fondo pubblica sul proprio sito una sezione “Formulario: suggerimenti” con indicazioni utili su come strutturare la candidatura. La struttura tipo prevede: descrizione del bisogno sociale a cui si risponde, obiettivi misurabili, attività previste, beneficiari diretti e indiretti, partenariati, budget dettagliato, indicatori di risultato.

Infine, inviare e attendere la valutazione. Le richieste sono valutate da gennaio a dicembre. Le erogazioni partono da maggio e proseguono lungo tutto l’anno, fino a esaurimento del plafond. La scadenza ufficiale del bando di Linee Guida 2025-2026 è il 31 dicembre 2026.

Quando candidarsi: presto, ma non per ordine cronologico

Un punto che spesso confonde gli enti che si candidano per la prima volta: il Fondo non valuta i progetti in ordine di arrivo, tranne che per i progetti di ricerca. La selezione si basa sulla qualità progettuale, sull’impatto sociale potenziale e sull’efficienza nell’uso delle risorse.

Allo stesso tempo, le erogazioni avvengono lungo tutto l’anno e il plafond si esaurisce progressivamente. Candidarsi tardi non aiuta. La regola pratica è: presentare la domanda appena il progetto è pronto e ben strutturato, senza forzare i tempi solo per arrivare prima, ma anche senza rinviare di mesi pensando di avere tutto l’anno.

Cosa il Fondo valuta davvero

Le Linee Guida sono esplicite su questo punto: priorità ai progetti con la migliore articolazione progettuale, con risultati e impatto sociale più significativi, con un utilizzo attento ed efficace delle risorse. La traduzione operativa per chi scrive la candidatura:

  • Bisogno sociale documentato con dati di contesto, non con frasi generiche.
  • Obiettivi misurabili, con indicatori chiari di risultato e di impatto.
  • Budget proporzionato alle attività, con voci di spesa che si reggono da sole.
  • Partenariati reali, dove ogni partner ha un ruolo specifico (non lettere di patrocinio formali).
  • Sostenibilità del progetto oltre la fine del finanziamento.

Il Fondo dichiara una metodologia di valutazione validata indipendentemente da ALTIS (Università Cattolica), che ha stimato un valore economico-sociale di 4,16 euro generati per ogni euro investito. È un dato che la banca usa per descrivere l’efficacia degli interventi finanziati: chi candida un progetto sta entrando in un sistema dove la rendicontazione d’impatto è parte del gioco.

Le erogazioni nel 2025: dove sono andati i soldi

Per chi sta valutando se candidarsi, sapere come il Fondo ha distribuito le risorse nell’anno precedente aiuta a capire dove ha più senso posizionare un progetto. I dati comunicati per il 2025:

  • 24,3 milioni di euro erogati, in crescita del 6% sul 2024.
  • 2.731 progetti valutati (+17% sul 2024).
  • 1,6 milioni di beneficiari raggiunti.
  • 99% degli interventi destinati alle fasce più vulnerabili della popolazione.
  • 8,2 milioni concentrati sui tre focus tematici prioritari.
  • Distribuzione: 37% Nord, 30% Centro, 33% Sud e Isole.

Il dato sulla distribuzione geografica è significativo: il Fondo, pur essendo gestito da una banca con baricentro storico al Nord, ha un equilibrio territoriale che non penalizza il Mezzogiorno. Per gli enti del Sud, il filone “valorizzazione del Mezzogiorno” è una porta d’ingresso esplicita.

FAQ

Un’associazione iscritta al RUNTS da otto mesi può candidarsi?

No, se non è una cooperativa sociale o un’impresa sociale. Il vincolo dei due anni di operatività e dei due bilanci chiusi si applica a tutti gli altri enti.

Il contributo richiesto può coprire stipendi e costi del personale?

Sì. Il budget di progetto può includere voci di personale dedicate alle attività finanziate, purché coerenti con il piano di lavoro e proporzionate.

Si può presentare più di una domanda contemporaneamente?

Le Linee Guida non vietano esplicitamente più domande, ma il Fondo applica un meccanismo di rotazione per garantire ampio e vario utilizzo delle risorse. Concentrarsi su un progetto solido funziona meglio di moltiplicare candidature deboli.

Cosa succede se il progetto finanziato non utilizza tutto il contributo?

Il Fondo chiede di essere contattato il prima possibile per individuare insieme la modalità migliore di utilizzo dell’importo in avanzo. Non sempre la restituzione è la soluzione: a volte è possibile riallocare su attività coerenti.

I progetti internazionali possono essere candidati da ETS italiani?

Sì, ma solo come liberalità centrali (sopra i 5.000 euro). Almeno il 50% delle risorse internazionali del Fondo è destinato a interventi nei Paesi dove operano le controllate estere del Gruppo Intesa Sanpaolo.

La valutazione d’impatto la fa l’ente o il Fondo?

Per le liberalità centrali pari o superiori a 70.000 euro la valutazione è obbligatoria dal secondo anno di erogazione. Il Fondo coordina il processo e copre il costo per intero fino a 100.000 euro, al 50% sopra questa soglia.

In sintesi

Il salto a 30 milioni nel 2026 non cambia le regole, ma allarga lo spazio. Per gli ETS italiani il Fondo di Beneficenza Intesa Sanpaolo resta una delle fonti di finanziamento privato istituzionale più strutturate del Paese, con criteri pubblici, procedura online e tempi di valutazione lungo tutto l’anno. La differenza, come sempre, la fa la qualità del progetto che si presenta.

Per consultare i documenti integrali, le Linee Guida 2025-2026, il Regolamento e la modulistica: group.intesasanpaolo.com, sezione “Fondo di Beneficenza”.

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