
Nel 2020 pesavano l’8% dei fondi raccolti dagli enti non profit italiani. Nel 2024 il 14%. In cinque anni il lascito solidale ha quasi raddoppiato la sua incidenza sui bilanci del Terzo Settore, e non per un colpo di fortuna: è un cambiamento strutturale, allineato a quello che sta succedendo in tutta Europa.
Il lascito solidale è la scelta di destinare, tramite testamento, una parte del proprio patrimonio a un ente non profit. Non serve non avere eredi, non serve un grande patrimonio, e non intacca le quote di legittima che la legge riserva ai familiari. Per un numero crescente di organizzazioni sta diventando una delle voci più solide della raccolta fondi. I dati arrivano da un’indagine internazionale promossa nel 2025 dal Comitato Testamento Solidale insieme a Legavision, la rete che riunisce oltre 25 realtà attive sul legacy giving tra Europa, Australasia e Stati Uniti, e dalla ricerca italiana condotta dallo stesso Comitato con VITA.
Cosa dicono i numeri sull’Italia
Tra il 2020 e il 2024 la quota di organizzazioni non profit italiane che hanno incassato almeno un lascito solidale è salita dal 61% al 77%: sedici punti in cinque anni. Nello stesso periodo il peso di queste donazioni sul totale della raccolta fondi è passato dall’8% al 14% (fonte: Comitato Testamento Solidale e VITA, indagine 2025).
Il dato interessante non è solo la crescita, ma la sua distribuzione. Il 58% delle organizzazioni ha ricevuto almeno un lascito negli ultimi cinque anni. Tra le più grandi, quelle con bilancio sopra i 10 milioni di euro, la quota sale all’88%. Ma il fenomeno non riguarda solo i colossi: più di un’organizzazione su tre tra le piccole, il 34% di quelle sotto il milione di euro, ha già ricevuto un lascito. È la conferma che lo strumento funziona anche per le realtà territoriali, non solo per le grandi campagne nazionali.
C’è un altro numero che racconta la fiducia dei donatori: nell’87% dei casi le risorse lasciate non sono vincolate a progetti specifici. Chi lascia sceglie l’ente e poi si fida di come userà quelle risorse. Per un fundraiser è la forma di sostegno più preziosa, perché copre anche i costi di struttura che nessun bando finanzia.
Perché l’Europa corre più veloce
Il fenomeno italiano si legge meglio dentro la cornice europea. Negli ultimi dieci anni il peso dei lasciti sulla raccolta fondi è cresciuto del 20% in Francia e Belgio, di almeno il 50% in Germania, Spagna e Paesi Bassi, ed è raddoppiato in Austria. Il mercato più maturo resta il Regno Unito: dal 1992 al 2025 il valore delle donazioni testamentarie è aumentato del 400%, e oggi rappresenta circa il 30% delle entrate da fundraising delle mille maggiori organizzazioni benefiche del Paese (fonte: Comitato Testamento Solidale, indagine internazionale 2026).
Le previsioni per i prossimi cinque-dieci anni restano in crescita a doppia cifra: più 50% atteso in Germania e Austria, tra il 20% e il 50% in Belgio e Paesi Bassi, tra il 10% e il 20% in Regno Unito e Spagna. Elly Lont e Lena Vizy, coordinatrici di Legavision, individuano nella collaborazione tra enti la leva decisiva: quando le organizzazioni lavorano insieme per diffondere la cultura del lascito, la consapevolezza dei cittadini cresce in modo misurabile.
Il caso britannico dice una cosa precisa a chi lavora nel non profit italiano. Il legacy giving non esplode da solo: è il risultato di venticinque anni di lavoro culturale coordinato, come quello portato avanti da Remember A Charity, la campagna nazionale del Regno Unito. L’Italia è dieci o quindici anni indietro su questa curva, il che significa che il margine di crescita è ancora quasi tutto davanti.
Chi sceglie di fare un lascito, e perché sta cambiando
Il profilo classico del testatore solidale è noto: persona over 65, in prevalenza donna, senza eredi diretti. Ma dove lo strumento è più radicato, come nel Regno Unito, l’età media si abbassa e cresce il numero di persone con figli che destinano una parte del patrimonio a una causa.
Anche in Italia il lascito smette di essere percepito come una sottrazione ai propri cari. La ricerca del Comitato Testamento Solidale rileva che il 68% degli italiani coinvolgerebbe la famiglia nella decisione di fare un lascito. Rossano Bartoli, portavoce del Comitato, lo legge come una scelta valoriale: il lascito diventa trasmissione di valori, non solo di beni. È un passaggio culturale che sposta il tema dal terreno del patrimonio a quello dell’identità, e per chi fa raccolta fondi è un cambio di linguaggio da cogliere.
Quanto vale davvero il potenziale italiano
Qui il divario tra realtà e potenziale diventa evidente. La conoscenza del lascito solidale in Italia è alta, l’82% degli italiani sa di cosa si tratta, in crescita di dieci punti rispetto al 2020. Ma solo il 5% ha effettivamente redatto un testamento, mentre il 33% dichiara che potrebbe considerarlo in futuro (fonte: ricerca “Visione del futuro e Lasciti Solidali”, Comitato Testamento Solidale con Walden Lab ed Eumetra, 2025).
La distanza tra chi conosce lo strumento e chi lo usa è lo spazio di lavoro dei prossimi anni. Per dare un ordine di grandezza al potenziale economico, la stima di riferimento resta quella dell’Osservatorio Fondazione Cariplo nel Quaderno “Il mercato dei lasciti testamentari”: nell’arco di quindici anni gli italiani potrebbero destinare al Terzo Settore una cifra vicina ai 129 miliardi di euro, con le famiglie donatrici in aumento da circa 340mila a 424mila. Va letta per quello che è, una proiezione, ma indica la scala del fenomeno.
Il contesto in cui questo potenziale si muove è ampio: secondo i dati provvisori del Censimento permanente Istat riferiti al 2024 e diffusi il 4 giugno 2026, in Italia le istituzioni non profit attive sono 368.364. E le donazioni complessive degli italiani hanno raggiunto quota 7,9 miliardi di euro secondo l’undicesima edizione dell’Italy Giving Report. I lasciti sono la parte di questo ecosistema con il tasso di crescita più alto e il potenziale meno sfruttato.
Cosa frena ancora i donatori
Le barriere sono le stesse in tutta Europa, ed è utile chiamarle per nome. La prima è il timore di togliere qualcosa ai familiari: la citano il 39% degli italiani indecisi. La seconda è la sfiducia sulla gestione dei fondi da parte dell’ente, indicata dal 29%. A queste si aggiungono il tabù culturale della morte, la percezione che il testamento sia una pratica burocratica complicata e, semplicemente, la scarsa conoscenza dei passaggi concreti.
Nessuna di queste barriere si abbatte con uno spot. Si abbattono con informazione paziente e continua. Non a caso, in tutti i Paesi analizzati le organizzazioni investono in campagne informative, eventi pubblici, webinar e soprattutto collaborazioni con notai e professionisti legali, gli interlocutori che il cittadino considera affidabili quando si parla di patrimonio.
Cosa possono fare gli enti, anche i più piccoli
La lezione europea è chiara: il lascito cresce dove qualcuno lavora perché cresca. Per un ente del Terzo Settore questo significa tre cose concrete. Costruire una comunicazione onesta sul lascito, che spieghi che non serve un grande patrimonio e che le quote dei legittimari restano tutelate. Dedicare, quando le dimensioni lo permettono, una persona o un ruolo alla relazione con i potenziali donatori, perché il lascito è un rapporto di fiducia che matura negli anni. E rendicontare con trasparenza l’uso delle risorse, perché la sfiducia sulla gestione è la seconda barriera in classifica e si combatte solo con i fatti.
Il dato del 34% di piccole organizzazioni che hanno già ricevuto un lascito dice che la porta è aperta anche per chi non ha un ufficio raccolta fondi strutturato. Serve intenzione, non necessariamente budget. E in un settore che vive di risorse spesso incerte, una voce di entrata non vincolata e in crescita strutturale è qualcosa su cui vale la pena costruire.
Domande frequenti sul lascito solidale
Cos’è un lascito solidale?
È la destinazione, tramite testamento, di una parte del proprio patrimonio a un ente non profit. Può riguardare una somma di denaro, un bene mobile o immobile, una polizza o il TFR. Ha effetto solo dopo la morte e può essere modificato o revocato in qualsiasi momento.
Fare un lascito danneggia gli eredi?
No. La legge italiana riserva ai familiari più stretti, i cosiddetti legittimari, una quota di patrimonio che non può essere intaccata. Il lascito solidale riguarda solo la quota disponibile, cioè la parte di cui si può liberamente disporre.
Serve un grande patrimonio per fare un lascito?
No. Il lascito può nascere da contributi piccoli o medi. Anche una somma modesta o un singolo bene possono generare un impatto concreto per l’ente che li riceve.
Quanto pesano oggi i lasciti sulla raccolta fondi in Italia?
Nel 2024 rappresentavano in media il 14% della raccolta fondi degli enti non profit, contro l’8% del 2020. Il 77% delle organizzazioni ha ricevuto almeno un lascito nel periodo 2020-2024.
Perché il Regno Unito è considerato il modello di riferimento?
Perché dal 1992 al 2025 il valore dei lasciti testamentari è cresciuto del 400% e oggi rappresenta circa il 30% delle entrate da fundraising delle mille maggiori charity del Paese, frutto di venticinque anni di lavoro culturale coordinato.
Fonti: indagine internazionale e ricerca italiana 2025 del Comitato Testamento Solidale (testamentosolidale.org) con Legavision e VITA; ricerca “Visione del futuro e Lasciti Solidali” (Comitato Testamento Solidale, Walden Lab, Eumetra, 2025); Osservatorio Fondazione Cariplo, Quaderno “Il mercato dei lasciti testamentari”; Censimento permanente Istat delle istituzioni non profit (dati provvisori 2024, diffusi il 4 giugno 2026); Italy Giving Report, 11ª edizione (VITA).



