Il Terzo Settore non è un costo: Locatelli al Festival dell’Umano rilancia il valore del settore

380 milioni di euro disponibili, 1,2 miliardi richiesti. Non è il saldo di un bilancio in rosso: è la fotografia del Terzo Settore italiano nel giugno 2026, scattata dal palco del Festival dell'”Umano tutto intero” di Roma.

Il 16 e 17 giugno, al Pio Sodalizio dei Piceni, la rete “Ditelo sui Tetti” ha organizzato la terza edizione del suo festival. Oltre cento relatori, dieci panel di confronto, un tema portante: dove va l’umano in un’epoca che accelera senza chiedere il permesso. In mezzo a questo, la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha detto una cosa che nel Terzo Settore si dice da anni, ma che raramente arriva da un palco istituzionale con quella chiarezza: “Il Terzo Settore non è un costo, ma un investimento sulle persone.”

Cosa cambia, se cambia il paradigma?

La distinzione tra “costo” e “investimento” non è una questione di lessico. Riguarda il modo in cui la spesa pubblica destina risorse, rendiconta i risultati e giustifica le scelte davanti ai cittadini. Un costo si taglia quando i conti non tornano. Un investimento si valuta sul rendimento, nel tempo.

Locatelli ha inquadrato il tema nel passaggio culturale che il suo ministero sta cercando di consolidare: dall’assistenza alla valorizzazione dei talenti e delle competenze delle persone. Un cambio di prospettiva che tocca direttamente il lavoro quotidiano di chi opera in cooperative sociali, fondazioni, associazioni di promozione sociale. Non perché cambi la natura dei servizi erogati, ma perché cambia il modo in cui vengono pensati, progettati e valutati dall’alto.

Il segnale istituzionale conta. Ma i numeri che la stessa ministra ha citato dicono anche qualcos’altro.

Quanto pesa il gap tra risorse e domanda?

380 milioni di euro: il fondo destinato al Terzo Settore. 1,2 miliardi di euro: il totale delle richieste pervenute. Il rapporto è uno a tre. Per ogni euro disponibile, ce ne sono tre richiesti.

Questi dati, riportati da Interris il 17 giugno 2026, non vanno letti come una denuncia. Vanno letti come una misura della pressione. Il Terzo Settore non è in difficoltà perché manca di idee o di progettualità: è in difficoltà perché la sua capacità operativa supera strutturalmente le risorse pubbliche che gli vengono assegnate. La vitalità che Locatelli ha citato come un punto di forza è la stessa che rende evidente il disallineamento tra domanda e offerta istituzionale.

Detto in modo più diretto: riconoscere il valore del settore è necessario. Finanziarlo in proporzione al lavoro che fa è il passo successivo.

Il Festival come spazio di pensiero, non solo di agenda

Il Festival dell'”Umano tutto intero” non è una manifestazione di settore nel senso stretto. “Ditelo sui Tetti” è una rete di circa cento associazioni che lavora sui temi normativi e pubblici legati alla concezione dell’umano. Quest’anno l’edizione era intitolata “Dalla parte delle creature: ben venga, mia sorella vita!”, con un richiamo all’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi.

In questo contesto, il Terzo Settore non era il tema principale ma uno dei fili conduttori. E forse è proprio questo che rende interessante la cornice: il riconoscimento del valore delle organizzazioni nonprofit non è arrivato da un convegno di settore dove tutti erano già d’accordo. È arrivato in un contesto più largo, davanti a un pubblico eterogeneo, con la forza di un’affermazione senza cautele.

Per il settore, questo tipo di riconoscimento pubblico ha un peso specifico diverso da quello di una circolare ministeriale o di un tavolo tecnico. È visibilità politica: non garantisce risorse, ma costruisce la legittimità su cui le richieste di risorse possono appoggiarsi.

Chi lavora nel Terzo Settore cosa può portarsi a casa?

Poco da celebrare, molto su cui ragionare. Il cambio di paradigma invocato da Locatelli è reale nella misura in cui si traduce in strumenti concreti: criteri di valutazione dell’impatto, modelli di finanziamento pluriennale, riconoscimento del lavoro qualificato negli appalti sociali. Senza questi passaggi operativi, “investimento” resta una parola migliore di “costo”, ma non cambia i bilanci delle organizzazioni.

Il gap tra 380 e 1.200 milioni di euro è un dato su cui il settore ha il diritto e la responsabilità di tornare, nei tavoli, nelle sedi istituzionali, nei prossimi appuntamenti del dibattito pubblico. Il Festival dell'”Umano tutto intero” ha offerto una piattaforma. Quello che viene dopo dipende anche da quanto il settore sa trasformare il riconoscimento simbolico in interlocuzione concreta.

Domande frequenti

Che cos’è il Festival dell'”Umano tutto intero”?

È un festival promosso dalla rete “Ditelo sui Tetti”, che riunisce circa cento associazioni italiane su temi normativi e pubblici legati alla concezione dell’umano. La terza edizione si è svolta a Roma il 16 e 17 giugno 2026 al Pio Sodalizio dei Piceni.

Cosa ha detto esattamente la ministra Locatelli sul Terzo Settore?

Locatelli ha affermato che “il Terzo Settore non è un costo, ma un investimento sulle persone”, inquadrando il messaggio nel passaggio culturale dall’assistenza alla valorizzazione dei talenti e delle competenze individuali.

A cosa si riferisce il dato dei 380 milioni di euro?

Si tratta del fondo pubblico destinato al Terzo Settore, citato dalla ministra durante il Festival. A fronte di questo stanziamento, le richieste pervenute hanno superato 1,2 miliardi di euro: un rapporto di uno a tre che misura la pressione sulle risorse disponibili.

Perché la distinzione tra “costo” e “investimento” è rilevante per il settore?

Perché cambia il quadro concettuale con cui la spesa pubblica viene progettata e valutata. Un costo si riduce in fase di tagli. Un investimento richiede una valutazione del rendimento nel tempo, il che implica criteri di misurazione dell’impatto e orizzonti di finanziamento più stabili.

Il riconoscimento politico si traduce in più risorse per le organizzazioni?

Non automaticamente. Il riconoscimento simbolico costruisce legittimità, ma la traduzione in risorse concrete dipende da strumenti operativi: criteri di valutazione dell’impatto, modelli di finanziamento pluriennale, revisione dei criteri negli appalti sociali. Questi passaggi sono ancora in gran parte aperti.

Fonte: Interris, 17 giugno 2026: Locatelli al Festival dell’Umano

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