
Nel 2025 i Centri di ascolto di Caritas Italiana hanno accompagnato 282.539 persone. Non è un’emergenza stagionale. È il dato più alto mai registrato dalla rete, ed è il quarto anno di fila in cui il numero sale.
Il quarto Report statistico nazionale sulla povertà, presentato il 16 giugno 2026 a Roma nella Sala San Francesco della CEI, costruisce questo numero su una base di 3.341 Centri di ascolto e servizi distribuiti in 204 diocesi, lungo 16 regioni ecclesiastiche italiane. Più di 4,8 milioni di interventi sul territorio nell’arco di un solo anno. La parola che torna più spesso nel documento non è “emergenza”. È “normalità strutturale”.
Chi erano, dieci anni fa, le persone che chiedevano aiuto a Caritas?
La risposta che il Report dà a questa domanda è la più rivelatrice. In un decennio, il numero complessivo di persone accompagnate è cresciuto del 48%. Ma il dato che cambia le coordinate della lettura è un altro: gli over 65 assistiti sono aumentati del 191%. Quasi triplicati.
Non si tratta di un cambiamento demografico neutro. Significa che una fascia della popolazione che aveva, storicamente, reti familiari e una pensione su cui contare, sta arrivando ai Centri di ascolto con bisogni nuovi e con una caratteristica precisa: la solitudine. Nel 2014 dichiarava di vivere in condizione di solitudine il 23,8% degli assistiti. Nel 2025 la percentuale è salita al 32,9%. Quasi un assistito su tre.
Cosa è cambiato nella natura dei bisogni?
La povertà che emerge dal Report 2026 non è solo economica. È una povertà che cambia forma e si approfondisce. I bisogni sanitari tra gli assistiti sono cresciuti del 69,4% in dieci anni. I bisogni legati alla disabilità del 102,6%, più che raddoppiati.
Sono numeri che raccontano una cosa precisa: le persone che arrivano ai Centri di ascolto hanno bisogni più complessi di prima, e ci restano più a lungo. Federica De Lauso, del Servizio studi di Caritas Italiana, che ha curato la presentazione dei dati, ha messo in fila questi indicatori per illustrare un concetto che il Report esprime con chiarezza: la povertà ha smesso di essere un passaggio. Per oltre un assistito su quattro, il 26,7%, il disagio è stabile e prolungato. Non è una crisi temporanea da cui si esce. È una condizione che si abita.
Chi sono i lavoratori poveri che chiedono aiuto?
C’è una categoria che il Report 2026 porta in evidenza con forza: i lavoratori poveri nella fascia d’età 35-44 anni. Rappresentano il 31,7% degli assistiti in quella fascia. Non sono disoccupati di lunga data, non sono persone senza esperienza professionale. Sono persone che lavorano e non arrivano a fine mese.
Questo dato rompe una delle narrative più resistenti sulla povertà: quella che la vuole concentrata tra chi non ha accesso al lavoro. La realtà che il Report descrive è diversa: un lavoro, da solo, non garantisce più la fuoriuscita dalla povertà. E non lo garantisce proprio nella fascia di età che, in altri momenti storici, avrebbe coinciso con la stabilizzazione economica di una famiglia.
Come leggere la “normalità strutturale” della povertà?
La presentazione del 16 giugno ha avuto tre voci: l’introduzione di monsignor Benoni Ambarus, presidente di Caritas Italiana; la lettura dei dati da parte di Federica De Lauso; una rilettura d’autore affidata allo scrittore Eraldo Affinati. Le conclusioni spettavano a don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana.
La scelta di affiancare ai dati una voce letteraria non è decorativa. È un segnale di metodo: i numeri di questo Report hanno bisogno di essere letti dentro storie, dentro facce, dentro traiettorie di vita concrete. La formula “sempre più poveri, sempre più a lungo” non è uno slogan. È la sintesi di una tendenza decennale che il quarto Report statistico nazionale documenta con coerenza e con una base empirica che poche organizzazioni in Italia possono vantare.
282.539 persone nel 2025, cresciute dell’1,7% rispetto al 2024. In dieci anni, +48%. Non è un’anomalia. È una direzione.
Domande frequenti
Cos’è il Report statistico nazionale di Caritas Italiana sulla povertà?
È un’analisi annuale costruita sui dati raccolti dai Centri di ascolto e dai servizi delle Caritas diocesane italiane. Il Report 2026, il quarto della serie, aggrega dati provenienti da 3.341 servizi in 204 diocesi e 16 regioni ecclesiastiche.
Quante persone ha assistito la rete Caritas nel 2025?
Nel 2025 la rete Caritas ha accompagnato 282.539 persone, con più di 4,8 milioni di interventi sul territorio. È il dato più alto mai registrato, in crescita dell’1,7% rispetto al 2024 e del 48% rispetto a dieci anni fa (fonte: Caritas Italiana, Report statistico nazionale 2026).
Perché gli anziani sono una delle categorie in maggiore crescita?
In dieci anni, il numero di over 65 assistiti dalla rete Caritas è aumentato del 191%. Il fenomeno si intreccia con la crescita della solitudine dichiarata dagli assistiti, passata dal 23,8% al 32,9%, e con l’aumento dei bisogni sanitari (+69,4%) e legati alla disabilità (+102,6%).
Chi sono i lavoratori poveri nel Report 2026?
Il Report evidenzia in particolare la fascia 35-44 anni, dove i lavoratori poveri rappresentano il 31,7% degli assistiti. Si tratta di persone con un’occupazione che non consente di uscire dalla condizione di povertà, un fenomeno che il documento definisce parte di una “normalità strutturale”.
Cosa significa “disagio stabile e prolungato” nel Report?
Secondo il Report 2026, il 26,7% degli assistiti vive una condizione di disagio non transitoria: non si tratta di una crisi temporanea, ma di una permanenza nella povertà. È uno degli indicatori che il documento usa per descrivere la trasformazione della povertà da fenomeno eccezionale a condizione strutturale.
Fonte: Caritas Italiana, Report statistico nazionale sulla povertà 2026, presentato il 16 giugno 2026, Roma. https://www.caritas.it/



