
In Italia esistono 49 enti che ogni anno erogano oltre 177.000 servizi gratuiti a più di 48.000 organizzazioni non profit. Si chiamano Centri di Servizio per il Volontariato, in sigla CSV. Molti operatori del Terzo Settore li usano da anni senza sapere esattamente cosa siano, da dove arrivino i loro fondi e perché i servizi non costano nulla. Vale la pena capirlo, perché un CSV ben usato fa risparmiare a una piccola associazione settimane di lavoro e parecchi soldi di consulenze.
Cosa sono i CSV in breve
I Centri di Servizio per il Volontariato sono enti del Terzo Settore, costituiti in forma di associazione riconosciuta, che offrono servizi di supporto tecnico, formativo e informativo agli enti del Terzo Settore e ai volontari. I loro servizi sono gratuiti e disponibili anche per chi non è associato al Centro. A finanziarli è il Fondo Unico Nazionale, alimentato dalle fondazioni di origine bancaria. Sono regolati dagli articoli 61-66 del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017).
Detto in modo diretto: un CSV è la struttura a cui un’organizzazione di volontariato o un’associazione di promozione sociale può rivolgersi per avere formazione, consulenza giuridico-fiscale, supporto alla progettazione, spazi per riunioni e aiuto nella comunicazione, senza pagare una parcella.
Da dove nascono i Centri di Servizio per il Volontariato
I CSV non sono un’invenzione recente. Nascono con la legge quadro sul volontariato n. 266 del 1991. L’articolo 15 di quella legge prevedeva due cose: che i Centri fossero a disposizione delle organizzazioni di volontariato e da queste gestiti, e che le fondazioni di origine bancaria destinassero una quota dei loro proventi (non inferiore a un quindicesimo) a fondi speciali presso le Regioni, proprio per istituire i Centri.
All’inizio non fu un percorso liscio. Alcune fondazioni bancarie fecero ricorso contro l’obbligo di finanziamento. La Corte costituzionale respinse il ricorso con la sentenza 500 del 1993, confermando il meccanismo. Fu poi il decreto ministeriale dell’ottobre 1997 a rendere operativi i Centri, chiarendo che dovevano erogare le proprie prestazioni a favore delle organizzazioni di volontariato iscritte e non iscritte nei registri regionali.
Il salto più importante arriva con la riforma del Terzo Settore: la legge delega n. 106 del 2016 e il Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017). Da qui in poi i CSV non servono più solo le organizzazioni di volontariato in senso stretto, ma tutti gli enti del Terzo Settore. E cambia anche il modo in cui vengono finanziati e controllati.
A cosa servono i CSV: le sei aree di servizio
L’articolo 63 del Codice del Terzo Settore elenca con precisione le funzioni dei CSV, articolate in sei aree di intervento. Conoscerle aiuta a capire quando conviene bussare alla porta del Centro più vicino.
- Promozione, orientamento e animazione territoriale. Dare visibilità al volontariato e al suo impatto sociale, far crescere la cultura della solidarietà soprattutto tra i giovani e nelle scuole, costruire reti tra le associazioni del territorio.
- Formazione. Qualificare volontari e aspiranti volontari, con corsi che vanno dalle competenze gestionali a quelle progettuali. È una delle aree più frequentate: nell’ultimo anno rilevato i CSV hanno formato oltre 56.000 volontari.
- Consulenza, assistenza qualificata e accompagnamento. Supporto su materie giuridiche, fiscali, gestionali, organizzative e di raccolta fondi. Qui passa la fetta più grande dei servizi: quasi 100.000 consulenze in un anno, erogate in larga parte da personale interno ai Centri.
- Informazione e comunicazione. Aiuto nella diffusione di notizie, nella gestione dei canali di comunicazione e nella narrazione delle attività delle associazioni.
- Ricerca e documentazione. Banche dati, biblioteche specializzate, materiali e conoscenze sul volontariato e sul Terzo Settore in ambito nazionale ed europeo.
- Supporto tecnico-logistico. Spazi per incontri e riunioni, strumenti e attrezzature messi a disposizione delle associazioni per facilitare il lavoro dei volontari.
Un dettaglio che conta: i servizi vanno erogati senza distinzione tra enti associati ed enti non associati, e con particolare attenzione alle organizzazioni di volontariato. Non serve essere soci per chiedere aiuto.
Chi finanzia i CSV (e perché i servizi sono gratuiti)
La domanda che fa quasi sempre chi scopre i CSV è la stessa: se i servizi sono gratuiti, chi paga? La risposta sta nel Fondo Unico Nazionale, il FUN.
Il FUN è alimentato dai contributi annuali delle fondazioni di origine bancaria. A queste fondazioni la legge riconosce un beneficio fiscale: dal 2018 un credito d’imposta pari al 100% dei versamenti effettuati, entro un tetto massimo (15 milioni di euro per il 2018 e 10 milioni per gli anni successivi). In pratica lo Stato rinuncia a una parte di gettito per sostenere il sistema dei Centri.
A gestire il Fondo e a vigilare sull’intero sistema è l’Organismo Nazionale di Controllo, l’ONC: una fondazione di diritto privato senza scopo di lucro, sottoposta alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. L’ONC opera attraverso organismi territoriali di controllo (gli OTC) e ha il compito di indirizzo, finanziamento e controllo dei CSV. Il Fondo Unico Nazionale è stato istituito nel 2019.
Questo spiega anche un vincolo importante: i CSV non possono erogare direttamente denaro alle associazioni usando le risorse del FUN, né trasferire beni acquistati con quelle risorse. Il loro compito è offrire servizi, non finanziamenti.
Quanti sono i CSV in Italia e quanto pesano
Dopo la fase di accreditamento prevista dalla riforma, i Centri di Servizio per il Volontariato in Italia sono 49. Prima della riforma erano 63: il riordino ha ridotto il numero e ridisegnato gli ambiti territoriali, di norma su base regionale o sovraprovinciale.
I numeri del sistema, secondo l’ultimo rapporto annuale di CSVnet e i dati della Fondazione ONC, raccontano una rete capillare:
- Oltre 300 punti di servizio, tra sedi centrali e sportelli, nella quasi totalità delle province italiane.
- Circa 825 addetti, con una presenza femminile superiore al 70%.
- Oltre 9.200 organizzazioni socie, di cui più del 75% organizzazioni di volontariato.
- Circa 3.000 volontari impegnati negli organi di governo dei Centri.
- Oltre 177.000 servizi erogati a più di 48.000 organizzazioni non profit.
Sul fronte delle attività, l’ultimo mandato quadriennale dei Centri si è chiuso con oltre 129.000 studenti coinvolti in attività di orientamento e promozione del volontariato e oltre 56.000 volontari formati. Sono cifre che danno la misura di quanto i CSV siano diventati un’infrastruttura di servizio per il Terzo Settore, non un soggetto di nicchia.
CSVnet: la rete nazionale dei Centri
Sopra i singoli Centri c’è CSVnet, l’associazione nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, nata nel gennaio 2003. CSVnet associa i CSV attivi sul territorio e lavora per rafforzare la collaborazione tra di loro, lo scambio di esperienze e competenze, e la rappresentanza del sistema nei tavoli nazionali. È anche la fonte del rapporto annuale che fotografa l’attività dei Centri.
Come funzionano i servizi: i sei principi di erogazione
Il Codice non lascia i CSV liberi di operare come vogliono. Fissa sei principi a cui devono attenersi nell’erogare i servizi: la migliore qualità possibile, con obbligo di rilevarla e controllarla; l’economicità; la territorialità e la prossimità, cioè la riduzione della distanza tra chi offre e chi riceve, anche con le tecnologie digitali; l’universalità, la non discriminazione e le pari opportunità di accesso; l’integrazione, perché i Centri sono tenuti a cooperare tra loro; la pubblicità e la trasparenza, anche attraverso l’adozione di una carta dei servizi.
Per un’associazione, tradotto in pratica, significa che ha diritto a sapere in anticipo quali servizi può ottenere, a che condizioni e con quale livello di qualità. La carta dei servizi del CSV di riferimento è il documento da leggere per primo.
Cosa cambia per un ente del Terzo Settore
Se gestisci un’organizzazione di volontariato, un’associazione di promozione sociale o un altro ETS, il CSV territoriale è uno dei primi alleati a cui rivolgersi. Per aprire o adeguare uno statuto, per orientarti nell’iscrizione al RUNTS, per formare i volontari, per impostare la rendicontazione o per avere uno spazio dove riunirti, il Centro offre competenze che altrimenti dovresti pagare a professionisti esterni.
I CSV coprono il versante della struttura, della formazione e della consulenza. Restano altri terreni che ogni ente affronta in autonomia, a partire dalla ricerca delle persone giuste per portare avanti le attività. Su quel fronte, dare visibilità alle opportunità di lavoro presso una community di professionisti che conosce davvero il Terzo Settore è un passo che il singolo CSV non copre, ed è esattamente lo spazio in cui Job4Good lavora ogni giorno.
Domande frequenti sui CSV
Cosa significa CSV nel Terzo Settore? CSV è la sigla di Centro di Servizio per il Volontariato. Sono enti che offrono servizi gratuiti di supporto, formazione e consulenza alle organizzazioni di volontariato e agli altri enti del Terzo Settore.
I servizi dei CSV sono davvero gratuiti? Sì. I servizi sono finanziati dal Fondo Unico Nazionale, alimentato dalle fondazioni di origine bancaria, e sono erogati gratuitamente anche agli enti che non sono associati al Centro.
Quanti CSV ci sono in Italia? Dopo la riforma del Terzo Settore i Centri di Servizio per il Volontariato accreditati sono 49, articolati in oltre 300 punti di servizio diffusi nella quasi totalità delle province.
Chi controlla i CSV? Il sistema è vigilato dall’Organismo Nazionale di Controllo (ONC), una fondazione di diritto privato sotto la vigilanza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che opera anche attraverso gli organismi territoriali di controllo (OTC).
Quale legge regola i CSV? I Centri di Servizio per il Volontariato sono regolati dal Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017), in particolare dagli articoli 61-66. La loro origine risale alla legge quadro sul volontariato n. 266 del 1991.
Chi può rivolgersi a un CSV? Le organizzazioni di volontariato, gli enti del Terzo Settore e, in molti casi, anche gruppi informali e associazioni di fatto. Non è necessario essere associati al Centro per chiedere assistenza.



