
Il settimo report annuale dell’Osservatorio Job4Good legge tre anni di annunci di lavoro nel non profit italiano. Ne esce il ritratto di un settore che cambia mestiere. Più competenze di gestione, più giovani che entrano dalla porta del fundraising e del digitale, più enti che imparano a raccontarsi come datori di lavoro.
Il lavoro nel Terzo Settore italiano sta cambiando pelle, e lo si vede da come gli enti scrivono i loro annunci. Tra il 2023 e il 2025 le organizzazioni del non profit hanno cercato sempre più persone capaci di gestire progetti, fondi, dati e comunicazione, accanto agli educatori e agli operatori sociali che restano il cuore del settore. È la fotografia che restituisce il Report 2026 dell’Osservatorio Job4Good, la settima edizione di un’indagine che dal 2018 osserva la domanda di lavoro nel nonprofit a partire da un dato semplice e prezioso, quello che gli enti scrivono davvero quando assumono.
Il Report 2026 analizza 5.275 posizioni pubblicate da 1.057 organizzazioni nel triennio che va dal 2023 al 2025, per un totale di 9.049 menzioni di competenze. Non sono risposte a un questionario, ma annunci reali. Questo cambia tutto, perché invece di misurare le percezioni misura i comportamenti. Quando una cooperativa cerca un fundraiser o una fondazione apre una posizione per un project manager, sta dicendo qualcosa di concreto su dove sta andando il settore.
Quali competenze cerca oggi il Terzo Settore
Il dato che colpisce di più è la crescita delle funzioni di governo. Il fundraising guida la classifica con il 12,20% delle posizioni, seguito dal project management all’11,69% e dall’amministrazione al 9,58%. Sono le competenze che permettono a un ente di reggere progetti complessi, rendicontare ai donatori, far quadrare i bilanci. Non sostituiscono il lavoro sul campo, lo accompagnano, perché un settore che gestisce bandi sempre più articolati ha bisogno di chi sa governarli.
Accanto a queste, emergono aree nuove. La sostenibilità e l’ESG sono cresciute di quattro volte in due anni. L’area IT, che nel 2023 semplicemente non esisteva tra le posizioni pubblicate, oggi vale lo 0,73%. Sono numeri ancora piccoli, ma indicano una direzione. Il Terzo Settore italiano si sta dotando delle competenze che servono per stare al passo con le richieste di trasparenza e rendicontazione che arrivano da finanziatori pubblici e privati.
C’è poi una storia dentro la storia, ed è quella di due mestieri che si muovono in direzioni opposte. Il project management è l’unica area che ha fatto un rimbalzo netto. Era al 10,38% nel 2023, è sceso al 9,68% nel 2024, ed è risalito all’11,69% nel 2025, guadagnando oltre due punti in un solo anno. Il cooperante, che nel 2023 era la prima area in assoluto con il 13,17%, è invece in calo costante, 9,61% nel 2024 e 7,33% nel 2025. Quasi dimezzato in due anni. Due traiettorie che raccontano un settore che ridistribuisce le sue priorità.
Gli educatori, una domanda che non si ferma
Mentre cresce la richiesta di competenze gestionali, la domanda di chi lavora a contatto con le persone non si è affatto fermata. Anzi. Gli educatori sono passati dal 6,51% delle posizioni del 2023 al 7,80% del 2025. Gli operatori sociali sono saliti dal 5,95% al 6,93%. Il settore continua a cercare queste figure con costanza.
Il punto è che le organizzazioni le cercano, ma il sistema fa fatica a generarle. Nell’anno accademico 2025/26 il 35% dei posti nei corsi di laurea in Educatore professionale sanitario è rimasto vuoto (dato Vita.it). C’è uno scarto tra una domanda che cresce e una filiera formativa che non riesce a riempirsi. È una delle questioni più delicate per il futuro del welfare italiano, e riguarda tutti, enti, università e istituzioni. Per chi questo lavoro lo cerca, intanto, le occasioni non mancano, e le raccogliamo nella guida ai siti dove gli educatori professionali possono trovare lavoro.
I giovani entrano nel Terzo Settore da una porta nuova
Una delle notizie più positive del report riguarda i giovani. In un Paese che conta 1,178 milioni di NEET tra i 15 e i 29 anni, secondo posto in Europa dopo la Romania secondo i dati ISTAT, il Terzo Settore apre concretamente le sue porte alle nuove generazioni. E lo fa da un ingresso diverso rispetto al passato.
Stage e tirocini su Job4Good si concentrano per il 27,95% nel fundraising, per il 12,60% nel digital e social media, per il 10,96% nell’amministrazione. Significa che oggi un giovane entra nel sociale sempre più spesso attraverso la raccolta fondi, la comunicazione digitale e il supporto amministrativo, e non più solo attraverso il lavoro diretto sul campo. È un cambiamento che vale la pena leggere in positivo. Il Terzo Settore offre alle nuove generazioni percorsi professionali strutturati, dove mettere a frutto competenze che spesso il mondo profit fatica a valorizzare allo stesso modo.
La trasparenza retributiva fa un passo avanti
Sul fronte degli stipendi, il report misura un movimento interessante. Gli annunci che indicano un’informazione economica sono saliti dal 20% al 27,5% nel triennio, con la RAL dichiarata nel 12,4% dei casi. Per avere un termine di paragone, nel settore privato italiano solo un’azienda su sei indica lo stipendio nell’annuncio. Il Terzo Settore, su questo, è più avanti.
Il movimento non è casuale. Arriva mentre si avvicina il 7 giugno 2026, data entro cui l’Italia deve recepire la Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva e la parità salariale (in Italia attraverso lo schema di decreto Atto del Governo n. 379, in iter parlamentare). C’è ancora strada da fare, perché tre annunci su quattro non indicano ancora la retribuzione. Ma il dato che fa riflettere è un altro, ed è di quelli che possono spingere il cambiamento meglio di qualsiasi obbligo. Secondo i dati Job4Good, gli annunci che pubblicano la RAL ricevono fino al 35% di candidature pertinenti in più. La trasparenza, oltre a essere giusta, funziona.
Un settore che impara a raccontarsi come datore di lavoro
Mettendo insieme i pezzi, il Report 2026 racconta un Terzo Settore più maturo. Un settore che cerca competenze professionali sempre più ricche, che apre percorsi ai giovani, che fa passi avanti sulla trasparenza. La sfida che resta aperta è quella di accompagnare questa crescita con la capacità di comunicare meglio chi si è quando si assume, di raccontarsi come un buon posto in cui lavorare, all’altezza dei profili che si cercano.
Ed è anche il segnale più importante per chi una carriera nel sociale la sta cercando ora. Come osserva Luca Di Francesco, co-fondatore di Job4Good, il digitale e l’intelligenza artificiale stanno entrando dentro ruoli che esistevano già. Non si cerca più “l’esperto digitale” come figura separata, si cerca un fundraiser che sa lavorare con un CRM, un amministrativo che usa le automazioni, un comunicatore che governa i dati. Il digitale non è più una specializzazione di nicchia, è diventato parte del mestiere.
Il Terzo Settore continua a chiedere passione e adesione a una causa. Ma oggi chiede anche metodo, strumenti e competenze. Le due cose, lette insieme, disegnano un settore che sta crescendo sul serio.
👉 Leggi il Report 2026 completo dell’Osservatorio Job4Good, con la scheda dati integrale, le traiettorie di tutte le aree professionali e i riferimenti normativi e statistici.
Domande frequenti sul lavoro nel Terzo Settore
Quali sono le competenze più richieste nel Terzo Settore nel 2025
Secondo il Report 2026 dell’Osservatorio Job4Good, le aree più richieste sono il fundraising (12,20% delle posizioni), il project management (11,69%) e l’amministrazione (9,58%). Crescono anche gli educatori (7,80%) e gli operatori sociali (6,93%), mentre emergono aree nuove come sostenibilità ed ESG e IT.
Cos’è l’Osservatorio Job4Good
È l’osservatorio sul mercato del lavoro nel Terzo Settore italiano curato da Job4Good. Dal 2018 pubblica un report annuale che analizza la domanda di lavoro del nonprofit a partire dagli annunci realmente pubblicati sulla piattaforma. Il Report 2026 è la settima edizione e analizza 5.275 posizioni di 1.057 organizzazioni nel triennio che va dal 2023 al 2025.
Quanti giovani lavorano nel Terzo Settore
Il report non misura il numero totale di giovani occupati, ma osserva da dove entrano. Stage e tirocini si concentrano per il 27,95% nel fundraising, per il 12,60% nel digital e social media e per il 10,96% nell’amministrazione. Il primo accesso al settore avviene quindi sempre più attraverso questi percorsi.
Gli annunci di lavoro nel Terzo Settore indicano lo stipendio
Sempre di più. Nel triennio che va dal 2023 al 2025 gli annunci con informazione economica sono saliti dal 20% al 27,5%, con la RAL dichiarata nel 12,4% dei casi. È una quota superiore a quella del settore privato italiano, dove solo un’azienda su sei indica lo stipendio. La spinta arriva anche dalla Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva, da recepire entro il 7 giugno 2026.
Cos’è la Direttiva UE 2023/970
È la normativa europea sulla trasparenza retributiva e la parità salariale, che gli Stati membri devono recepire entro il 7 giugno 2026. In Italia il recepimento avviene tramite lo schema di decreto Atto del Governo n. 379, attualmente in iter parlamentare. Introduce tra l’altro l’obbligo di informazione retributiva prima dell’assunzione e il divieto di chiedere al candidato il proprio storico salariale.
Come è cambiato il settore, le edizioni precedenti
L’Osservatorio Job4Good osserva il lavoro nel Terzo Settore da più anni, e confrontare le edizioni aiuta a leggere i trend nel tempo. Per chi vuole ricostruire il percorso restano utili le analisi degli anni scorsi, dal Report 2023 sulle professioni nel Terzo Settore alle tendenze lavorative fotografate nel Report 2024.



