
La violenza contro le donne è, nella stragrande maggioranza dei casi, violenza di matrice maschile: nasce dentro la coppia, dentro la famiglia, da parte di uomini. Proprio per questo colpisce un’associazione del Terzo Settore in cui a esporsi in prima persona contro il fenomeno sono otto uomini. Si chiama Uomini e Donne Insieme ETS, sigla U.D.I., ha sede a Torino e ha scelto di lavorare sul versante da cui il problema, il più delle volte, prende le mosse.
Uomini e Donne Insieme ETS, con sede a Torino, è iscritta dal 2024 al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS). Lo statuto fissa lo scopo in modo netto: tutelare i diritti delle donne e “contrastare la violenza maschilista agita su di esse, in quanto violazione dei diritti umani”. I soci sono otto, tutti uomini, e otto sono i componenti dell’organo di amministrazione.
Perché un’associazione fondata da uomini
La domanda è la prima che viene in mente, ed è anche ciò che rende il progetto interessante. La violenza contro le donne è in larghissima parte violenza di matrice maschile, e spesso si consuma dentro la coppia o la famiglia: i dati Istat lo confermano con chiarezza. Un’associazione in cui sono uomini a esporsi in prima persona sceglie quindi di lavorare proprio sul versante da cui il problema, nella maggioranza dei casi, prende le mosse. Il coinvolgimento maschile nella prevenzione è un terreno su cui in Italia si è ancora agli inizi, e questo basta a giustificare l’attenzione.
L’idea di fondo, raccontano, è semplice: il cambiamento culturale non può riguardare solo le donne, ma deve coinvolgere anche gli uomini, chiamati a farsi parte attiva nel dire basta alla violenza. È un approccio che si affianca al lavoro dei centri antiviolenza già presenti sul territorio, e che prova a battere una strada ancora poco frequentata in Italia.
Quanto è grande il problema in Italia
Per capire il contesto in cui si muove un’associazione come questa, i numeri aiutano più di qualsiasi aggettivo.
Secondo le stime preliminari della terza indagine Istat “Sicurezza delle donne”, diffuse il 21 novembre 2025, circa 6,4 milioni di donne tra i 16 e i 75 anni — il 31,9% — hanno subito nel corso della vita almeno una forma di violenza fisica o sessuale. Il dato complessivo è sostanzialmente stabile rispetto alla rilevazione del 2014, ma sotto la media si muove un segnale preoccupante: confrontando 2014 e 2025, tra le giovanissime di 16-24 anni la quota di chi ha subito violenza negli ultimi cinque anni è salita dal 28,4% al 37,6%, trainata soprattutto dalle violenze sessuali.
Sul fronte dell’aiuto, il numero di pubblica utilità 1522, gratuito e attivo 24 ore su 24 per vittime di violenza e stalking, registra da anni un volume di chiamate in crescita. La rete dei centri antiviolenza resta invece diffusa ma disomogenea: secondo l’ultima rilevazione Istat, riferita al 2022, in Italia erano attivi 385 centri, ancora lontani dall’obiettivo di un centro ogni 10.000 abitanti che il Paese si era dato a livello internazionale. È in questo quadro che si inseriscono le realtà associative locali, spesso primo punto di contatto sul territorio.
Cosa prevede di fare Uomini e Donne Insieme
Lo statuto dell’associazione delinea un raggio d’azione ampio: dalla realizzazione e gestione di centri antiviolenza e case rifugio a indirizzo segreto, ai percorsi di sostegno individuale, fino alle iniziative di sensibilizzazione e formazione nelle scuole e alla possibilità di costituirsi parte civile nei processi per violenza. Le attività dichiarate al RUNTS spaziano dagli interventi sociali all’educazione, dalla promozione dei diritti all’alloggio sociale.
Accanto al mandato statutario, l’associazione racconta di portare avanti alcuni progetti operativi: tra questi un dispositivo di emergenza con tasto SOS (“UDI Call”), una chat e forum nazionale dedicata alle donne, un servizio di accompagnamento per chi ha già sporto denuncia e un progetto di ospitalità temporanea. Dichiara inoltre di aver costruito una rete di referenti in diverse regioni italiane. Si tratta di iniziative riferite dall’associazione stessa, non desumibili dai documenti ufficiali: vale la pena tenerne conto come dichiarazioni di intenti e attività in corso, da verificare nei risultati.
Come sostenerla, e dove trovare aiuto
L’associazione è accreditata per il 5×1000 e può essere sostenuta con donazione libera o quota associativa.
Al di là della singola realtà, chi subisce violenza può contare sul numero 1522, gratuito e attivo 24 ore su 24, e sulla rete dei centri antiviolenza presenti sul territorio, mappati e raggiungibili anche tramite lo stesso 1522.



