6 cose da sapere sulla Social Economy in Italia

E chi lo dice che l’economia sociale è fatta solo di hippie in pantaloncini corti e t-shirt? Ecco le 6 cose da sapere sulla social economy in Italia!

1. Economia sociale & Terzo settore (una questione terminologica)

Il concetto di “economia sociale” è molto diffuso in tutta Europa. Di paese in paese restano tuttavia diverse le interpretazioni e le terminologie utilizzate.
Per quel che riguarda l’Italia, il termine più utilizzato è quello di “terzo settore”, seguito da quello di “settore non profit” ed infine di “economia sociale”. Questi ultimi lo definiscono più nel dettaglio, prendendo in considerazione organizzazioni della società civile distinte dal cosiddetto primo settore (Stato e pubblica amministrazione), nonché dal secondo settore (società commerciali for profit).

2. L’Economia Sociale non si limita al settore non profit

Ogni parola ha la sua importanza, a cominciare dalla prima: economia. Come in ogni settore economico, gli attori dell’Economia Sociale (social economy) producono beni e servizi. In questa vera e propria creazione di valore economico è l’alleanza con il sociale, la società e la solidarietà a fare la differenza!
L’economia sociale, infatti, rimette l’essere umano al centro del proprio progetto e sviluppa la propria attività produttiva al servizio dell’interesse generale (del cosiddetto “bene comune”).

3. L’economia sociale è una questione di valori

Ecco una breve lista dei principali valori che guidano le organizzazioni dell’economia sociale:

  • L’utilità sociale, ovvero il miglioramento del benessere per il maggior numero di individui;
  • La solidarietà, il rispetto, la fratellanza, il reciproco sostegno ed il senso di appartenenza;
  • La sostenibilità economica, cioè la capacità di mantenersi economicamente stabile nel tempo;
  • La governance democratica e partecipativa, caratterizzata dalla rappresentazione e partecipazione di tutti i membri dell’organizzazione;
  • Ed il lucro limitato, che implica il divieto di distribuzione degli utili ed il reinvestimento dei profitti nel perseguimento del progetto sociale/ambientale.

In parole povere: un’economia al servizio dell’uomo e non del “profitto”!

6 cose da sapere sulla Social Economy in Italia

4. L’economia sociale coinvolge attori molto diversi

L’economia sociale comprende le associazioni, le mutue e le cooperative sociali, ma anche le fondazioni, le nuove imprese sociali e di comunità, le S.R.L. e S.P.A e qualunque altra impresa commerciale tradizionale purché sia disposta a perseguire degli obiettivi sociali e/o ambientali ma soprattutto ad investire i propri profitti nella causa (date un’occhiata al decreto legislativo sull’impresa sociale per saperne di più!).

5. L’economia sociale è aperta a tutti (i settori)

Servizi sociali, attività finanziarie, assicurazione, educazione e formazione professionale, salute, cultura, commercio, alloggio, industria, trasporti: sono solo alcuni dei settori di attività dell’economia sociale. La social economy è infatti in continua evoluzione, sviluppandosi attorno ai concetti di innovazione sociale e tecnologica. Alcuni esempi? I fablab, le piattaforme di azione online come Change.org (petizioni) Italia Non Profit (ricerche accurate sugli enti non profit), Rete del donoUlule e Kiss Kiss Bank Bank (crowdfunding), Job4good (ricerca di lavoro nel non profit), Uidu (community non profit) Skills for Change (volontariato online) e prodotti tech all’avanguardia (Fairphone 2.0, U-Exist, ecc.).

6. L’economia sociale in Italia è in buona salute

Alcuni pensano che gli attori dell’economia sociale siano degli imprenditori in pantaloncini e maglietta, degli attivisti, intellettuali ed ecologisti. Insomma, in qualche modo degli hippie moderni.
Le cifre ci dimostrano invece la forza e lo sviluppo dell’economia sociale: un settore in consistente crescita che si conferma sempre più come un comparto emergente dell’economia e della società (più di 300.000 organizzazioni in tutt’Italia) che realizza “numeri” importanti (957 mila lavoratori), risponde alle domande di un’utenza sempre più differenziata e costituisce un asse portante delle politiche attive creando innovazione, capitale sociale ed occupazione.

Qualche fonte per saperne di più!

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