Servizio Civile Universale, la legge delega passa alla Camera: cosa cambia per il Terzo Settore

La Camera ha detto sì alla riforma del Servizio Civile Universale. Il voto è arrivato l’8 luglio 2026, con 139 favorevoli e 114 astenuti. A proporla è stato il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. La novità che pesa di più riguarda chi il servizio civile lo ha già fatto: chi ha dedicato mesi a un progetto, spesso un anno intero, potrà ottenere un certificato ufficiale delle competenze imparate, da mettere sul tavolo quando cerca lavoro. Ora il testo passa al Senato, che dovrà dire la sua.

Una premessa utile: si tratta di una legge delega. Vuol dire che il Parlamento fissa i principi, ma le regole di dettaglio le scriverà il Governo più avanti, con provvedimenti successivi. Quindi molte cose sono decise nella direzione, ma non ancora nei particolari.

Il certificato delle competenze, spiegato semplice

Fino a oggi, chi finiva il servizio civile si ritrovava con un’esperienza forte ma difficile da far valere. Sul curriculum restava una riga, e a un colloquio era complicato dimostrare cosa avevi imparato davvero. Con la riforma cambia: lo Stato dovrà creare un modo per mettere nero su bianco le competenze sviluppate durante il progetto. Chi ha seguito minori in una comunità, assistito anziani o organizzato attività culturali potrà avere un documento che lo prova, valido anche fuori dal volontariato.

C’è però un’attesa da mettere in conto. Il Governo avrà due anni per scrivere le regole precise: quali competenze si certificano, con quali criteri e con quali enti. La cornice però è già decisa.

Chi potrà partecipare: le porte si allargano

Oggi alcune persone restano fuori dal servizio civile per via di condanne penali passate. La riforma apre alla possibilità di rivedere queste regole e far entrare più gente. È un punto che interessa da vicino il Terzo Settore: per chi sta rimettendo in piedi la propria vita, il servizio civile può essere una porta d’ingresso vera, non solo un’esperienza.

Un aiuto per trovare lavoro: il posto riservato nei concorsi

C’è anche un vantaggio concreto sul lavoro. Chi conclude il servizio civile senza problemi ha diritto a una quota riservata nei concorsi pubblici: il 15% dei posti. Insieme al certificato delle competenze, l’idea è chiara: fare in modo che quell’anno non resti solo un bel ricordo, ma aiuti davvero a trovare un impiego. Non tutti, però, sono d’accordo su quanto spingere in questa direzione.

Il punto che fa discutere: gli enti con scopo di lucro

Qui sta la parte più delicata. Fino a oggi, per gestire progetti di servizio civile un ente non poteva avere scopo di lucro: doveva essere un’organizzazione senza fini di guadagno. Il nuovo testo non ripete in modo chiaro questa regola, e il silenzio ha aperto un dibattito: significa che potranno entrare anche le aziende? Una parte del Terzo Settore chiede che il divieto resti scritto in modo esplicito, e alcune forze politiche hanno già promesso battaglia.

Dietro questa discussione c’è una domanda semplice: a cosa serve il servizio civile? È nato come modo per difendere il Paese senza armi e per formare cittadini attivi, non come un corso di avviamento al lavoro. Chi tiene a questa idea teme che aprire alle aziende, o puntare troppo sull’occupazione, gli faccia perdere il senso di partenza.

Le altre novità del testo

La riforma non riguarda solo il servizio civile. Il testo, che il ministro Abodi ha definito il primo quadro organico italiano dedicato ai giovani, porta con sé altre misure che toccano il lavoro degli enti:

  • un Osservatorio permanente sulle politiche giovanili, con un gruppo di esperti a supporto;
  • una legge che regola la Carta giovani nazionale, gratuita per chi ha tra i 18 e i 35 anni;
  • le comunità giovanili, promosse insieme da Comuni, privati ed enti del Terzo Settore;
  • una nuova figura di lavoro, l’operatore che segue i giovani in ambito socioeducativo, sul modello europeo dello Youth work.

Cosa cambia per gli enti del Terzo Settore

Per gli enti che ospitano volontari, il certificato cambia il modo di presentare il servizio civile a chi si candida. Non più solo un anno di impegno, ma un’esperienza che lascia in mano un titolo. Un motivo in più da raccontare quando proponi un progetto a un ragazzo o a una ragazza. E il riconoscimento ufficiale di chi lavora con i giovani potrebbe dare finalmente un nome a ruoli che tante realtà già ricoprono, ma senza un inquadramento chiaro.

Molto dipenderà dalle regole che il Governo scriverà nei prossimi due anni. Ma la strada è tracciata, e vale la pena seguire cosa succede al Senato.

Le proposte di Servizio Civile Universale su Job4Good

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Domande frequenti

Quando entra in vigore la riforma del Servizio Civile Universale?

La Camera l’ha approvata l’8 luglio 2026, ma manca ancora il via libera del Senato. Dopo l’approvazione definitiva, il Governo avrà due anni per scrivere le regole di dettaglio e renderla operativa.

Cosa significa la certificazione delle competenze?

Vuol dire che le capacità imparate durante il servizio civile potranno essere riconosciute con un certificato ufficiale, valido anche nel mondo del lavoro. Come funzionerà nel concreto lo diranno i prossimi provvedimenti del Governo.

Gli enti con scopo di lucro potranno gestire il servizio civile?

È il punto più discusso. Oggi serve non avere scopo di lucro per iscriversi all’albo, ma il nuovo testo non lo ripete in modo chiaro. Il dibattito è aperto e una parte del Terzo Settore chiede di mantenere il divieto.

Chi ha fatto il servizio civile ha vantaggi nei concorsi pubblici?

Sì. Chi lo ha concluso senza demerito ha diritto a una quota riservata: il 15% dei posti nei concorsi pubblici. La riforma rafforza questo legame tra servizio e lavoro.

Fonti

  • Stampa Parlamento / Italpress, “La Camera approva il ddl delega al Governo in materia di politiche giovanili”, 8 luglio 2026
  • Vita.it, “Nelle aule di Camera e Senato approdano i provvedimenti su giovani, servizio civile e attività educative”, 6 luglio 2026
  • Orizzonte Scuola, “Servizio Civile Universale, via libera alla Camera alla legge delega”, 9 luglio 2026

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