Greta Thunberg e i ragazzi che combattono per la salute della Terra

La terra si sta ribellando. Non ne può più di un’economia basata sull’iper-produzione, orientata al consumo smodato di beni che, nella maggior parte dei casi non ci servono. A capirlo, prima ancora di governi e statisti, è stata una ragazza di 15 anni: Greta Thunberg.

Da agosto a oggi, Greta si presenta ogni venerdì di fronte al parlamento svedese, scioperando da scuola. L’estate svedese è stata particolarmente calda e alcune tempeste hanno messo a dura prova determinate aree del suo Paese. Così Greta ha deciso che fosse giunto il momento di sensibilizzare i politici svedesi.

Da quel momento è diventata un’icona delle campagne sul global warming. E ne è nato un movimento: Friday For Future che, oggi, vede centinaia di migliaia di adolescenti sfilare nelle principali città del mondo.

Da Bogotà a Torino (dove c’eravamo anche noi), gli studenti sono scesi in strada perché, come dicono, non esiste un Pianeta B. Dobbiamo tenerci stretto il nostro e curarlo il più possibile.

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Cosa ci dicono i dati?

Uragani, siccità, tempeste e desertificazione. L’industrializzazione e il nostro stile di vita ci stanno presentando il suo conto. Ed è salato.

Attualmente la terra è di un grado più calda rispetto al periodo preindustriale e, se non cambieremo rotta radicalmente, potrebbe aumentare ancora di mezzo grado. A dirlo, sono gli esperti del cambiamento climatico in dell’Ipcc, un gruppo intergovernativo di scienziati in seno all’Onu.

Cosa dovrebbero fare i governi?

Ridurre le emissioni di carbonio di almeno il 49%, entro il 2030. Esatto, perché di tempo ne abbiamo, ma è limitato. Gli scienziati parlano di un periodo compreso tra i 10 e i 30 anni per cambiare le nostre abitudini produttive e di consumo.

Perché il rischio è alto, le previsioni parlano di sforare quota 1,5 gradi entro il 2050, alle condizioni attuali e arrivare a circa 3 gradi entro la fine del secolo.

Pensate che gli accordi di Parigi, di cui si discute molto, punta a stabilizzare la produzione in modo da restare tra gli 1,5 e i 2 gradi di aumento delle temperature. Anche se fossero rispettati tutti i parametri, quindi, potrebbe non bastare.

Ma cosa significa quota 1,5?

Stiamo parlando di un aumento di grandi ondate di calore, siccità e desertificazione, soprattutto nei tropici e aumentare drasticamente il numero di forti tempeste devastanti per le aree montane, soprattutto in Asia e Nord America.

Tutto ciò, ovviamente, ha delle conseguenze letali per intere comunità. Ma, tali conseguenze, si ripercuoterebbero sull’economia, creando forti danni sociali, a partire, anche, da grandi ondate migratorie.

E con l’aumento di 2 gradi? Stiamo parlando di interi ecosistemi distrutti e l’estinzione di numerose specie animali e vegetali. L’Artico si scioglierebbe, causando l’aumento delle maree e inondazioni devastanti.

Non è di Hollywood. La cultura pop e la cinematografia ci prepara da anni a scenari apocalittici, ma questa volta è tutto vero. Senza un intervento aggressivo sulla nostra economia – e il nostro stile di vita – le aree del pianeta ancora vivibili resterebbero poche.

Che fare?

Al di là dell’allarme degli scienziati, c’è una buona notizia: abbiamo ancora tempo. Non è una missione impossibile. Ma i governi devono fare la loro parte. E anche noi.

Innanzi tutto è necessario puntare sull’energia eolica e solare. Secondo l’Ipcc, bisogna porsi, come obiettivo, raggiungere il soddisfacimento dell’85% di fabbisogno di energia mondiale con energie rinnovabili, entro il 2050.

Stoppare il disboscamento, anzi: investire sull’espansione delle foreste. Al momento le piante sono gli unici esseri viventi in grado di assorbire anidride carbonica e trasferirla nel sottosuolo. Sebbene si stia tentando di sviluppare una tecnologia in grado di svolgere la stessa attività, siamo ancora in fase iniziale.

Infine, anche noi dobbiamo dare il nostro contributo. Anche se minimamente, le nostre abitudini influenzano il mercato e quindi la produzione. Dobbiamo cambiare radicalmente il nostro stile di vita: consumare meno carne, utilizzare meno l’auto e viaggiare di meno con gli aeroplani.

Meno trasporto su gomma, meno allevamenti intensivi, ma soprattutto è importante ricercare una connessione profonda con la madre terra e immaginare (per poi realizzare) una nuova armonia con il pianeta.

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