Come utilizzare le Instagram stories per le organizzazioni non profit

Le nuove generazioni stanno scappando da Facebook? Ancora no e forse non lo faranno mai. Ma il colosso di Mark Zuckerberg, intanto, ha messo le mani avanti 5 anni fa, quando, fiutando le potenzialità di Instagram, decise di acquistarlo.

Anche se la cosiddetta Generazione Z non sta propriamente abbandonando Facebook, sicuramente è maggiormente coinvolta su Instagram. E, siccome i ragazzi di oggi, sono i donatori di domani, è meglio non trovarsi impreparati.

Non vogliamo trasformarvi nei nuovi Fedez e Ferragni, ma vogliamo darvi qualche consiglio sulle Instagram stories per la vostra organizzazione. (Qui vi avevamo già parlato di Instagram)

Cosa sono le Instagram stories 

Per quei pochi che ancora non lo sanno, le Instagram stories sono brevi contenuti che restano visibili sull’applicazione solamente per le 24 ore successive dalla loro pubblicazione. Come tutto ciò che riguarda Instagram, si tratta di contenuti visivi come brevi video o foto, pubblicati in una sezione separata dalla newsfeed tradizionale.

Nel dettaglio, possiamo trovare:

  • Video della durata massima di 15 secondi.
  • Foto.
  • Boomerang: una sorta di gif animata che ripete in loop lo stesso movimento.

Ogni storia ha un formato verticale (9:16) può essere seguita da un’altra, per creare una narrazione, è può essere arricchita da inserti, come:

  • Disegni realizzati con il dito sullo schermo dello smartphone.
  • Sticker applicabili in qualunque posizione del contenuto.
  • Tag: per coinvolgere altri account.
  • Hashtag, dai quali è possibili raggiungere altre storie.
  • Face filter, letteralmente copiati da Snapchat.

Perché sono importanti?

Innanzi tutto parlano i dati: ogni giorno 300 milioni di utenti visualizzano le Instagram stories. E sappiamo anche che i maggiori fruitori di questi contenuti siano gli under 25. In altre parole, se decidiamo di allargare i nostri sforzi di comunicazione per raggiungerci non possiamo rinunciare a questo strumento.

Una volta presa consapevolezza del target a cui ci rivolgiamo tramite le nostre storia, dobbiamo tenere conto delle sue preferenze nella fruizione. Emerge, ad esempio, che la maggior parte dei giovani preferisce contenuti visivi e non scritti. Ecco perché le Instagram stories riscuotono grande successo tra i ragazzi e le ragazze.

La loro natura effimera, inoltre, invoglia gli utenti a collegarsi spesso nell’arco della giornata, per non perdersi nessun contenuto. Dopo 24 ore, infatti, la storia verrà cancellata definitivamente.

Cosa possiamo fare?

Proviamo a immaginare alcune possibili strategie di comunicazione attraverso le Instagram stories. A seconda di cosa vogliamo comunicare, sceglieremo lo strumento giusto (immagine, video o boomerang), ma dobbiamo considerare un elemento imprescindibile: il linguaggio.

Stiamo parlando prevalentemente a Millenials e Generazione Z, pertanto, dobbiamo usare il loro gergo. Abbandoniamo quindi il linguaggio istituzionale, anche se a parlare è il presidente della nostra organizzazione o un consigliere di amministrazione.

In particolare, possiamo:

  • Fare storytelling. Scegliamo dei progetti da raccontare e le persone coinvolte. Magari uno ogni settimana e pubblichiamo 5 contenuti lo stesso giorno, di seguito. Ad esempio, se stiamo raccontando della costruzione di una scuola in un villaggio in Sud America, possiamo partire con una foto all’inizio dei lavori e via via delle immagini intermedie, fino ad arrivare all’immagine finale della classe riunita che fa lezione.
  • Raccontare un evento in tempo reale. Pubblicare contenuti molto simili tra loro a breve distanza di tempo nella newsfeed, rischia di annoiare i nostri follower, con il risultato di perdere pubblico. Con le stories, invece, non accade. Che sia una giornata di formazione o un evento di raccolta fondi, possiamo pubblicare foto e video in continuazione, senza essere troppo molesti.
  • Incentivare una call to action. Con gli account istituzionali di Instagram, è possibile inserire all’interno delle storie dei link, raggiungibili attraverso lo scorrimento verso l’alto del dito sullo schermo. Utilizziamole, quindi, anche per far raggiungere il sito dell’organizzazione oppure qualche landing page specifica. Potremmo anche fare un sondaggio e invitare i nostri follower a rispondere.
  • Coinvolgere i volontari. Potremmo lanciare un hashtag collegato a una campagna e invitare i nostri volontari a pubblicare stories, taggando anche l’organizzazione non profit.
  • Promuovere campagne informative su un argomento specifico, come la Giornata Mondiale dell’Infanzia e dell’adolescenza o campagne contro il bullismo.
  • Condividere campagne sponsorizzate.

Infine, differenziamo la nostra strategia social. Le Instagram stories sono solamente uno degli strumenti che possiamo implementare per raggiungere il nostro pubblico. I contenuti che postiamo, per caratteristiche e target di riferimento, potrebbero non essere efficaci se riproposti su altre piattaforme.

Quindi, anche in questo caso, priorità alla strategia!

Rispondi