Un QR code per le donazioni è un codice grafico che, inquadrato con la fotocamera di uno smartphone, porta il donatore su una pagina di pagamento già pronta, senza digitare IBAN o indirizzi web. Non è un metodo di pagamento: è una scorciatoia verso il metodo di pagamento che l’ente ha già scelto. Questa differenza spiega quasi tutti gli errori che si vedono in giro.
Nel 2013, su Passione Non Profit, pubblicammo una ricetta di tre righe. Crei un pulsante donazione su PayPal, incolli il link in un generatore gratuito, stampi il codice su magliette e brochure. Funzionava. Tredici anni dopo la parte tecnica è persino più semplice, perché la fotocamera di qualsiasi telefono legge i codici senza app dedicate. Si è complicato il resto: quale strumento scegliere, come far arrivare al donatore la ricevuta per la detrazione, come evitare che qualcuno incolli il proprio codice sopra il vostro.
I numeri dicono che lo spazio per crescere c’è. Secondo la Digital Fundraising Survey presentata da Nexi con l’Istituto Italiano della Donazione, il 43% delle donazioni raccolte di persona avviene ancora in contanti, contro il 21% via POS e smartphone. Il 53% degli intervistati ha già usato almeno una volta uno strumento digitale per donare, e il 73% degli enti chiede formazione sugli strumenti disponibili. Nello stesso arco di tempo, dal 2008 al 2023, il numero dei donatori in Italia è calato del 10%.
Cosa è cambiato dal 2013
Tre cose, in ordine di importanza.
La prima: il lettore di QR code è nel sistema operativo. Nel 2013 il donatore doveva avere installato un’app apposita, e questo bastava a far fallire la metà delle scansioni. Oggi si apre la fotocamera e basta.
La seconda: il pagamento digitale è entrato nelle abitudini. Chi inquadra un codice a un banchetto si aspetta di chiudere l’operazione in dieci secondi, con il proprio wallet, senza registrarsi da nessuna parte.
La terza, meno piacevole: il QR code è diventato anche uno strumento di truffa. Ne parliamo più avanti, perché per un ente che raccoglie fondi in strada è un problema concreto e non teorico.
C’è poi una lezione minore ma istruttiva. Il generatore gratuito che consigliavamo nel 2013 oggi non risponde più con un servizio funzionante. Chi avesse stampato migliaia di volantini con un codice ospitato lì avrebbe visto morire la propria raccolta insieme al fornitore. Torneremo anche su questo.
Prima del QR code viene la pagina di destinazione
Il codice è l’ultimo pezzo, non il primo. Prima serve una pagina che regga il traffico da telefono, perché tutte le scansioni arrivano da lì.
Una buona pagina di donazione ha quattro caratteristiche. Si apre in meno di tre secondi su rete mobile. Propone due o tre importi già pronti più un campo libero. Chiede solo i dati indispensabili, e tra questi il codice fiscale se l’ente vuole poter emettere la ricevuta valida per la detrazione. Accetta i metodi di pagamento che il donatore ha già nel telefono, quindi carte, wallet e app di pagamento.
Se la pagina di destinazione non è pronta, il QR code non risolve nulla. Amplifica solo il problema, perché porta più persone su un percorso che si interrompe.
Quali strumenti si possono usare nel 2026
Non esiste lo strumento migliore in assoluto. Esiste quello compatibile con la dimensione dell’ente, con i canali che usa e con i costi che può sostenere. Quelli che seguono sono i più diffusi in Italia, con le condizioni verificate ad agosto 2026. Prima di firmare qualsiasi cosa, controllate le condizioni aggiornate sui siti dei fornitori.
Dona Italia, il QR code di Nexi per gli enti iscritti al RUNTS
È l’iniziativa più rilevante degli ultimi due anni per il Terzo Settore italiano. Nexi ha presentato Dona Italia il 9 luglio 2025 alla Biblioteca della Camera dei Deputati e lo ha reso disponibile da ottobre 2025 a tutti gli enti iscritti al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Il codice ha la forma di un cuore ed è riconoscibile, il che aiuta quando lo si stampa accanto ad altri marchi.
Il funzionamento è quello classico. L’ente attiva il servizio, genera il codice, il donatore inquadra e arriva sulla pagina dell’ente, dove sceglie l’importo e paga. Nexi dichiara di farsi carico dei costi operativi del servizio, mentre restano a carico dell’ente le commissioni di circuito e di interchange.
Attenzione a non confondere due cose diverse. Dona Italia è il servizio del QR code. POS Donation è il servizio di accettazione con terminale fisico, che ha un canone di 6,99 euro al mese e commissioni che vanno da 0,99% per PagoBANCOMAT a 2,49% per le carte commerciali. La promozione a canone zero fino al 30 giugno 2026 riguardava le adesioni richieste entro il 31 marzo 2026, quindi oggi va verificato cosa è ancora applicabile.
Nel frattempo l’iniziativa si è allargata. Ad aprile 2026 il Forum Terzo Settore e Nexi hanno annunciato una partnership sullo sviluppo del fundraising digitale. A febbraio 2026, durante il Festival di Sanremo, il codice è stato usato nello spazio People and Planet Lab a sostegno di ASviS, restando visibile nelle dirette streaming dal 23 al 28 febbraio.
PayPal
Resta lo strumento della ricetta del 2013 ed è ancora una scelta sensata, soprattutto per gli enti piccoli che non vogliono contratti di acquiring. Si crea un link o un pulsante di donazione, si trasforma il link in QR code, si stampa.
La differenza rispetto a tredici anni fa sta nelle condizioni. Gli enti possono richiedere la tariffa agevolata per enti benefici, che richiede un conto PayPal Business intestato all’organizzazione, la certificazione PayPal Confirmed Charity e una serie di documenti: dati del conto bancario, documento di identità del titolare e degli utenti autorizzati, atto di registrazione dell’ente e una lettera di autorizzazione firmata dal legale rappresentante. PayPal dichiara di completare la verifica entro un giorno lavorativo.
Satispay
Funziona bene nella raccolta di persona, al banchetto o alla cassa di un evento, perché il donatore paga in tre tocchi senza inserire dati. Le condizioni pubblicate per Satispay Business indicano 1% sui pagamenti in negozio, con una struttura diversa per i nuovi esercenti da settembre 2026: gratuito sotto i 10 euro e 0,95% da 10 euro in su. Per l’e-commerce le condizioni indicate sono 1,50% sotto i 10 euro e 1,50% più 0,20 euro da 10 euro in su. Nessun canone mensile.
Il bonifico con QR code
Esiste uno standard europeo, l’EPC069-12 del European Payments Council, che codifica in un QR code i dati di un bonifico SEPA: nome del beneficiario, IBAN, importo e causale. Il donatore inquadra il codice dall’app della banca e si ritrova il bonifico precompilato.
Sulla carta è la soluzione più economica, perché non ci sono commissioni di circuito. Nella pratica il supporto delle app bancarie italiane non è uniforme, mentre nei paesi di lingua tedesca è la norma. Se volete provarci, fatelo testare da tre o quattro persone con banche diverse prima di mandare in stampa qualcosa.
I link di pagamento del proprio fornitore
Se l’ente ha già un gestore per i pagamenti online, quasi sempre ha anche la funzione link di pagamento, e quindi il QR code corrispondente. È la strada più rapida per chi ha già un e-commerce o una piattaforma di raccolta fondi: si riusa quello che c’è, senza aprire un nuovo rapporto.
Statico o dinamico, la scelta che decide la vita del codice
Un QR code statico contiene l’indirizzo finale scritto dentro i suoi moduli. Non costa nulla, non scade, non dipende da nessuno. Ma non è modificabile: se cambiate la pagina di destinazione, tutto il materiale già stampato smette di funzionare.
Un QR code dinamico contiene invece un indirizzo intermedio che rimanda alla destinazione vera. Si può cambiare la destinazione in qualsiasi momento e si possono contare le scansioni. In cambio si dipende da un fornitore: se il servizio chiude, o se l’abbonamento scade, il codice stampato diventa carta straccia. È esattamente quello che è successo al generatore che consigliavamo nel 2013.
La via di mezzo che consigliamo agli enti è semplice. Usate un redirect su un vostro dominio, per esempio un indirizzo del tipo dominio-ente.it/dona, e generate un codice statico che punti lì. Il codice non scade e la destinazione resta modificabile, perché il redirect è vostro.
Come si fa, passo per passo
- Preparate la pagina di donazione e testatela da telefono, con rete mobile e non con il wi-fi dell’ufficio.
- Create un indirizzo breve sul vostro dominio che rimandi a quella pagina, e aggiungete i parametri UTM per riconoscere il traffico che arriva dal codice.
- Generate il QR code da quell’indirizzo, con un generatore che permetta il download in formato vettoriale, quindi SVG o EPS. Il file vettoriale si stampa a qualsiasi dimensione senza sgranare.
- Verificate la leggibilità con almeno tre telefoni diversi, uno dei quali con una fotocamera vecchia, e in condizioni di luce scarsa.
- Stampate una prova alla dimensione reale prima della tiratura definitiva.
- Affiancate sempre al codice l’indirizzo scritto per esteso, perché chi non usa il QR code deve poter donare lo stesso.
Dove stamparlo e con quali misure
La regola pratica accettata dagli operatori è il rapporto uno a dieci tra il lato del codice e la distanza di lettura. Un codice da 2 centimetri si legge a circa 20 centimetri, quindi va bene su un volantino o su una lettera. Un codice su un manifesto letto a 3 metri deve avere il lato di circa 30 centimetri.
Altre indicazioni che fanno la differenza in stampa. Lasciate un margine bianco intorno al codice pari ad almeno quattro moduli. Mantenete il codice scuro su fondo chiaro, perché l’inversione manda in crisi diversi lettori. Evitate superfici curve, riflettenti o plastificate con finitura a specchio. Se inserite il logo al centro, tenetelo sotto il 20% della superficie e alzate il livello di correzione d’errore.
Un caso che si sottovaluta sempre: il codice proiettato su uno schermo durante un evento. Va lasciato in vista almeno venti secondi, perché il pubblico deve prendere il telefono, sbloccarlo e inquadrare. Tre secondi di slide non servono a niente.
Il quishing, ovvero quando il QR code è la truffa
Il termine unisce QR code e phishing. Il meccanismo è banale: il truffatore fa scansionare un codice che porta a un sito falso, dove la vittima inserisce credenziali o autorizza un pagamento. I casi documentati riguardano finti avvisi di sosta sui parabrezza, codici incollati sopra quelli veri, menù di ristorante alterati, avvisi cartacei con falsi premi.
Per chi raccoglie fondi il rischio è doppio. Da un lato la sostituzione fisica del codice sui materiali esposti. Dall’altro il danno reputazionale, perché il donatore truffato associa la truffa al nome dell’ente.
Le contromisure sono poche e concrete. Fate puntare il codice a un indirizzo sul vostro dominio, così che il donatore veda un nome riconoscibile nell’anteprima del link. Sui materiali esposti senza sorveglianza usate supporti plastificati o stampe integrate nella grafica, difficili da coprire con un adesivo. Controllate periodicamente i materiali affissi in luoghi pubblici. Scrivete sulla vostra pagina qual è il dominio ufficiale delle donazioni. E non chiedete mai al donatore credenziali di accesso a servizi bancari, perché nessuna donazione legittima le richiede.
Un dettaglio che aiuta a spiegarlo ai volontari: il quishing è più insidioso del phishing via email perché colpisce in un momento in cui la persona è già pronta a pagare. Il codice non interrompe l’azione, la accompagna.
Detrazioni e ricevute, la donazione deve essere tracciabile
Questa è la parte che decide se la donazione vale anche come beneficio fiscale per chi dona.
L’articolo 83 del Codice del Terzo Settore, il D.Lgs. 117/2017, prevede per le persone fisiche una detrazione del 30% delle erogazioni liberali in denaro a favore degli enti del Terzo Settore, fino a un massimo di 30.000 euro per periodo d’imposta. La percentuale sale al 35% quando la donazione va a un’organizzazione di volontariato. In alternativa è possibile dedurre le erogazioni, in denaro o in natura, entro il limite del 10% del reddito complessivo dichiarato, con l’eccedenza riportabile nei quattro periodi d’imposta successivi.
Il punto che riguarda i QR code è il vincolo sul mezzo di pagamento. Le erogazioni in denaro danno diritto al beneficio a condizione che il versamento sia eseguito tramite banche o uffici postali, oppure con gli altri sistemi di pagamento previsti dall’articolo 23 del D.Lgs. 241/1997, quindi carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari.
Tradotto in pratica, un QR code che porta a un pagamento elettronico soddisfa il requisito, mentre la stessa raccolta fatta in contanti al banchetto no. È l’argomento più solido da usare internamente quando si deve convincere un consiglio direttivo a investire dieci minuti nella configurazione.
Restano due accortezze. La prima: verificate che lo strumento scelto vi trasmetta i dati del donatore necessari per emettere la ricevuta, perché alcune modalità di pagamento non li restituiscono. La seconda: la pagina di donazione raccoglie dati personali, quindi serve l’informativa privacy conforme al GDPR, con finalità e base giuridica indicate.
Come si misura
Un QR code senza misurazione è un atto di fede. Il minimo indispensabile sono i parametri UTM sull’indirizzo di destinazione, diversi per ogni supporto: uno per il volantino, uno per il manifesto, uno per la lettera, uno per lo schermo dell’evento.
I tre numeri che contano sono le scansioni, le donazioni concluse e l’importo medio. Il rapporto tra i primi due dice se la pagina funziona. Se le scansioni sono tante e le donazioni poche, il problema non è il codice, è quello che c’è dopo.
Cinque errori che si vedono ancora
Il codice stampato senza l’indirizzo scritto accanto. Chi non se la cava con la fotocamera resta fuori, e nel Terzo Settore quella fetta di donatori è la più generosa.
Il codice generato in JPG a bassa risoluzione e poi ingrandito per il manifesto. Va usato il vettoriale.
Il codice che porta alla home page del sito invece che alla pagina di donazione. Ogni tocco in più perde donatori.
Il codice dinamico su un servizio gratuito con abbonamento a scadenza. Quando scade, la raccolta muore in silenzio e nessuno se ne accorge per mesi.
Il codice mai testato dopo la stampa. Il primo controllo va fatto sulla copia stampata, non sul file.
Domande frequenti
Serve un’app per leggere un QR code?
No. Da anni la fotocamera di Android e iPhone riconosce i codici senza software aggiuntivo. È la ragione principale per cui oggi questo strumento funziona meglio di dieci anni fa.
Quanto costa creare un QR code per le donazioni?
La generazione del codice è gratuita. I costi sono a valle e riguardano le commissioni sui pagamenti applicate dal fornitore scelto, che variano in base al circuito, all’importo e al tipo di servizio.
Una donazione raccolta con QR code è detraibile?
Sì, se il pagamento avviene con uno strumento tracciabile tra quelli ammessi dall’articolo 83 del D.Lgs. 117/2017, e se l’ente emette la ricevuta con i dati del donatore.
Meglio un codice statico o dinamico?
Statico se punta a un indirizzo che controllate voi, per esempio un redirect sul vostro dominio. Dinamico se avete bisogno di statistiche di scansione e siete disposti a dipendere da un fornitore.
Che dimensione deve avere il codice sui materiali stampati?
Circa un decimo della distanza di lettura prevista. Due centimetri per un volantino tenuto in mano, una trentina di centimetri per un manifesto letto a tre metri.
Come si protegge un ente dalle truffe con QR code falsi?
Facendo puntare il codice a un dominio riconoscibile dell’ente, usando supporti difficili da manomettere, controllando periodicamente i materiali esposti e dichiarando sul sito qual è l’indirizzo ufficiale delle donazioni.
Fonti
- Nexi, Dona Italia, QR code e POS per associazioni no profit
- Nexi Group, Introducing Dona Italia: Nexi Supports the Non-Profit Sector, 9 luglio 2025
- Forum Terzo Settore, Forum Terzo Settore e Nexi partner nello sviluppo del fundraising digitale, 20 aprile 2026
- Agenparl, Sanremo: Nexi al fianco di ASviS con il QR-code Dona Italia, 26 febbraio 2026
- PayPal, Come faccio a richiedere la tariffa per enti benefici
- Satispay Business, Costi e commissioni
- European Payments Council, Quick Response Code: Guidelines to Enable Data Capture for the Initiation of a SEPA Credit Transfer, EPC069-12
- Brocardi, Art. 83 Codice del Terzo Settore, detrazioni e deduzioni per erogazioni liberali
- Altroconsumo, Quishing, la truffa del QR code
- Startmag, Ecco come il digitale può sbloccare donazioni di miliardi



