
Save the Children International ha reso ufficiale una decisione strategica: a partire da gennaio 2026 l’organizzazione non presenterà più domande di finanziamento ai Country-Based Pooled Funds gestiti dall’Office for the Coordination of Humanitarian Affairs delle Nazioni Unite (UN-OCHA). L’obiettivo è creare spazio affinché le organizzazioni locali e nazionali possano accedere in modo più diretto e significativo alle risorse per la risposta umanitaria.
I CBPFs sono meccanismi che raccolgono contributi da governi e donatori per fornire assistenza tempestiva nei contesti di crisi, ma secondo Save the Children gran parte dei finanziamenti finisce ancora a grandi ONG internazionali o agenzie multilaterali, piuttosto che agli attori locali. L’organizzazione ritiene che questo modello limiti l’efficacia, la tempestività e la sostenibilità delle risposte umanitarie.
La transizione sarà graduale e si concluderà entro la fine del 2027 per garantire una continuità etica e operativa dei servizi nelle aree dove Save the Children è attiva. L’organizzazione sottolinea che il ritiro non rappresenta un abbandono delle crisi umanitarie, ma un passo verso una localizzazione autentica dell’azione umanitaria, in cui le organizzazioni radicate nei territori colpiti hanno un ruolo decisionale più forte e diretto.
Secondo i dati citati da Save the Children, negli ultimi anni solo una piccola percentuale dei finanziamenti dei pooled funds è andata effettivamente a ONG locali, e le grandi ONG internazionali – inclusa Save the Children stessa – hanno beneficiato in modo sproporzionato degli stessi fondi. Per questo motivo, l’organizzazione invita altre grandi ONG internazionali a considerare analoghe scelte per evitare che il proprio ritiro venga compensato semplicemente da altri attori internazionali.
Save the Children ha anche rilevato che la riforma dei meccanismi di finanziamento è necessaria per semplificare l’accesso alle risorse, ridurre gli oneri burocratici e assicurare che le strutture di governance siano effettivamente guidate dagli attori locali. Questo approccio rientra in un più ampio impegno per ridistribuire potere, risorse e responsabilità verso le comunità direttamente coinvolte nelle emergenze.
La decisione ha implicazioni operative e finanziarie per Save the Children stessa: l’organizzazione riconosce che rinunciare a queste fonti di finanziamento potrebbe comportare rischi, ma interpreta questa scelta come un investimento strategico nel rafforzamento di sistemi umanitari più equi e sostenibili.
Approfondimento: la localizzazione dell’aiuto è un principio promosso anche nei framework internazionali come il Grand Bargain, che mira a incrementare la quota di finanziamenti diretti agli attori locali e nazionali nei contesti di crisi umanitaria.
