Con la Legge di Bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025, n. 199) arriva un aumento atteso da tempo: a partire dal 2026 cresce lo stanziamento massimo destinato alla liquidazione del 5 per mille. In pratica, il “tetto” passa da 525 a 610 milioni di euro annui.
È una misura tecnica, ma con effetti molto concreti: riduce (almeno in parte) il rischio che una quota delle scelte dei contribuenti non venga interamente trasferita agli enti beneficiari quando il totale delle preferenze supera la dotazione disponibile.
Cosa prevede la norma: i riferimenti ufficiali
La modifica è contenuta nell’art. 1, comma 24 della Legge di Bilancio 2026. Quel comma interviene sull’art. 1, comma 154, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Stabilità 2015), riscrivendo il passaggio che definisce l’autorizzazione di spesa per il 5 per mille.
Il nuovo testo fissa una progressione storica delle risorse e stabilisce che, dal 2026, l’importo autorizzato diventa 610 milioni annui (dopo i 525 milioni previsti per ciascuno degli anni 2022–2025).
Perché questo aumento conta (anche se non elimina il problema)
Il 5 per mille funziona come una scelta diretta dei contribuenti: quando però le preferenze complessive superano il tetto disponibile, il sistema “riproporziona” e non tutto l’importo teoricamente destinato arriva agli enti.
Su questo punto, diverse analisi e campagne degli ultimi mesi hanno insistito sul tema del tetto e sul fatto che l’aumento rappresenti un passo avanti, ma non necessariamente un punto di arrivo.
La posizione del Forum Terzo Settore
Commentando il provvedimento, il portavoce del Forum Terzo Settore Giancarlo Moretti ha definito l’innalzamento del tetto un segnale positivo, perché va nella direzione di rispettare le scelte dei contribuenti e di non penalizzare chi lavora per l’interesse collettivo.
Cosa dovrebbero fare ora gli enti: 4 mosse pratiche
- Aggiornare i messaggi di campagna 5 per mille
Nelle comunicazioni 2026 si può spiegare che il tetto cresce: è un elemento di fiducia e trasparenza (senza promettere “fine del problema” se non si vuole fare advocacy specifica). - Rafforzare l’educazione del donatore
Molte persone scelgono “d’istinto” o non scelgono affatto. Una mini-guida (cos’è, come si firma, dove trovare CF/ente) aumenta la conversione. - Curare la rendicontazione e l’impatto
Il 5 per mille è sempre più “competitivo”: avere una pagina chiara con risultati, numeri, storie e utilizzo dei fondi aiuta a trattenere e far crescere le preferenze. - Pianificare la campagna con anticipo (Q1–Q2 2026)
Il picco operativo è durante il periodo dichiarativo, ma la decisione si costruisce prima: newsletter, social, sito e partnership locali vanno sincronizzati.
In sintesi
Dal 2026 lo Stato mette sul piatto 85 milioni in più per il 5 per mille, alzando il tetto a 610 milioni annui. La norma è già scritta in Legge di Bilancio e modifica l’impianto definito dalla Legge 190/2014.
Per il Terzo Settore è una buona notizia: significa meno “tagli” impliciti quando le scelte dei cittadini superano la dotazione, e un segnale politico di attenzione verso uno strumento di partecipazione fiscale.
