Video marketing e non profit: da dove cominciare

Video marketing e non profit: da dove cominciare - Passione Non Profit \❤/ Per chi ama il Terzo settore

Il video marketing è uno degli strumenti più importanti per coinvolgere e interagire con il pubblico. Al tempo stesso, però, è anche un campo minato. Si tratta infatti di uno strumento che, se non viene maneggiato con cura, rischia di avere un impatto negativo nell’equilibrio costi/benefici.

Prepareremo una serie di guide dettagliate su come utilizzare al meglio questo strumento. Iniziamo oggi con una breve introduzione.

Parliamo di tecnica

Non chiediamo di essere dei registi professionisti o videomaker affermati. Tuttavia, neanche dei dilettanti allo sbaraglio.

Viviamo in un’epoca di sovraesposizione di contenuti visuali. E ciò ha reso gli utenti molto esigenti sulla qualità, anche tecnica, dei contenuti che sceglie di guardare. Quando realizzate un video dovete pensare che state impacchettando un prodotto e state chiedendo, a chi vi segue, di prestarvi la loro attenzione.

Dovete quindi consegnarli un contenuto che sia qualitativamente il più gradevole possibile. Altrimenti, i vostri utenti non guarderanno più il video e, con tutta probabilità, ignoreranno anche quelli successivi.

Prima di lanciarvi in questo progetto, dunque, mettete in conto di investire, tempo e risorse, in:

  1. attrezzatura: una reflex digitale, uno smartphone con un’ottima fotocamera e almeno un microfono esterno;
  2. un programma per l’editing;
  3. formazione specifica.

Potete anche scegliere di rivolgervi a professionisti esterni. Ma sul lungo periodo, produrre video con risorse interne si rivelerà più vantaggioso, anche in termini di spese.

Prima la strategia

Un video non è diverso dagli altri tipi di contenuti, in termini di strategia.

Molto spesso, infatti, si parte dalla creazione del contenuto, prima ancora di pensare alla definizione degli obiettivi e alle strategie di comunicazione che si intendono perseguire. Chi adopera questo metro, spesso, non vede ricompensati i propri sforzi, nonostante contenuti molto validi.

Ecco perché prima ancora di prendere in mano la videocamera, è necessario avere in mente lo schema. In sintesi:

  1. Mission dell’organizzazione (es. combattere la povertà infantile).
  2. Obiettivi del digital marketing (es. aumentare il traffico alla landing page per la raccolta fondi di un progetto in un quartiere di una grande città)
  3. Definizione del piano operativo (stabilire tempi, target, compiti e budget della campagna).
  4. Creazione e divulgazione dei contenuti.
  5. Analisi dei risultati.

In questo senso, potrete inserire l’attività di video marketing, all’interno di una campagna di raccolta fondi. Oppure utilizzare i video per promuovere eventuali corsi di formazione o giornate dedicate ai volontari. In ogni caso, la fase di creazione del contenuto avviene sempre alla fine dell’intero processo di pianificazione.

Durata

Dipende dal target e dal medium. In generale, un video per Facebook è meglio che siano brevi. I contenuti che non superano i 2 minuti, infatti, hanno più possibilità di venire apprezzati e riceveranno maggiori risultati in termini di engagement. Per Instagram, invece, la durata deve essere ancora minore: meglio in questo caso un breve spot di 40 secondi, che rimandi, eventualmente, al contenuto intero.

Potete superare il minutaggio, invece, per il contenuto da caricare su YouTube o Vimeo, ma solo se ne vale la pena. In altre parole: non allungate il brodo.

Inoltre, nel video marketing, possono rientrare anche interviste, documentari o cortometraggi. In questo senso, potete anche creare contenuti più lunghi, magari veicolandoli attraverso i media tradizionali e stringendo partnership con i media mainstream, se in target con il vostro progetto.

Differenziate

Riprendiamo il paragrafo precedente. Ogni piattaforma ha le sue regole e una fruizione specifica da parte degli utenti. Oltre ad essere differente dal punto di vista del pubblico. E, ancora, la soglia di attenzione varia parecchio.

Non utilizzate lo stesso contenuto per tutte le piattaforme. Se il video, ad esempio, è troppo lungo per Instagram, o se la vostra community non è raggiungibile sul social, non caricatelo. In alcun casi, è meglio non essere presenti, che posizionarsi in modo sbagliato.

Importante: se condividete i vostri video sui social, inserite, in fase di editing, sottotitoli e inserti testuali. Spesso, la fruizione di video avviene in contesti dove non è possibile alzare il volume. Il testo permette di accedere ai contenuti anche con l’audio abbassato.

Narrazione

Il video è lo strumento perfetto per lo storytelling. Prima di scegliere quale storia volete raccontare, ragionate su ciò che potrebbe suscitare l’interesse del vostro pubblico e cosa potrebbe portarli a interagire con la vostra organizzazione.

In linea di principio, qualunque sia la vostra scelta, il video deve far leva sull’emotività. Che si tratti del racconto di un progetto o la presentazione del lavoro svolto dai volontari dovete far ridere, piangere, arrabbiare e stupire la vostra community.

Ma, soprattutto, date risposte. Potete utilizzare i video per interagire con i vostri sostenitori. Ad esempio, potere raccogliere i loro dubbi e perplessità in una frase precedente, e condividere brevi contenuti di chiarimento e risposta. Si tratta di un ottimo metodo per accorciare la distanza tra l’organizzazione i suoi follower.

Non dimenticate la call to action

Ripetiamo di nuovo: tenete sempre a mente il vostro obiettivo. Non state realizzando un film per il cinema, quindi dovete invitare il vostro pubblico ad agire (e interagire) subito dopo la visione del contenuto.

Che si tratti di condividere il video o di cliccare su un link, inserite una call to action chiara e riconoscibile all’interno del contenuto.

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