Terzo settore: perché si chiama così?

Non risponde al mercato, ma non è un’istituzione pubblica. Insomma, non ha a che fare con il business, né con lo Stato. Stiamo parlando del cosiddetto Terzo settore.

È proprio questa la caratteristica che ne dà il nome: è un qualcosa di terzo tra la dialettica aziendale e le pubbliche amministrazioni.

Proviamo, dunque, a dare una definizione di partenza del Terzo settore. Possiamo riassumere: “una realtà con obiettivi economici, sociali, politici e culturali, che non hanno a che fare con le finalità del mercato e del profitto, né con gli obiettivi tipici della pubblica amministrazione”.

Adesso, invece, proviamo ad entrare nel dettaglio.

Gli obiettivi del Terzo settore

Quando parliamo di Terzo settore, ci riferiamo a una galassia di organizzazioni, enti e associazioni con strutture e scopi diversi l’uno dall’altro. In estrema sintesi, possiamo ricondurre la loro attività in termini di attitudini e obiettivi. In particolare:

  • Non governative. Anche se spesso lavorano e collaborano con le amministrazioni, esso non sono da ricondurre agli organismi di governo, a nessun livello. Devono essere, quindi, indipendenti e slegate dalle istituzioni. Per questo motivo, i partiti politici non possono rientrare nella definizione di terzo settore.
  • Non profit. Nel senso che il loro obiettivo non è quello di distribuire utili (tranne nel caso dell’impresa sociale che ha però dei limiti molto stringenti in tal senso). Tutte le risorse che gli enti del terzo settore riescono a raccogliere, sono da destinarsi ai progetti e al funzionamento dell’ente stesso.
    Attenzione però a non fare confusione. Non bisogna infatti confondere terzo settore con non profit. Se è vero che un’organizzazione del terzo settore è necessariamente una non profit, non è vero il contrario. I partiti, i sindacati e gli enti pubblici, ad esempio, sono organismi non profit, ma non appartengono al terzo settore.
  • Orientamento al sociale. Gli obiettivi del terzo settore devono essere orientati ai valori che la alimentano.

Solo se si ha la presenza di tutte e tre queste caratteristiche, possiamo parlare di terzo settore. Se anche una sola viene meno, allora si tratta di un altro tipo di attore.

Cosa fa il Terzo settore

Obiettivi e finalità, come detto, possono essere molteplici, dall’assistenza a persone con disabilità, all’accoglienza dei migranti. Ma il terzo settore può anche offrire servizi al cittadini, andando a colmare alcune lacune del servizio pubblico. Stiamo parlando dei servizi fiscali, come i CAF, oppure le consulenze legali gratuite.

Le organizzazioni del terzo settore operano a tutti i livelli della società: locale, nazionale o internazionale. In Italia, soprattutto, hanno, nel tempo, sostituito alcuni servizi di welfare che dovrebbero essere appannaggio delle istituzioni.

Soprattutto dopo la grande crisi del 2008, il loro ruolo è diventato fondamentale per il conseguimento degli obiettivi di supporto alla persona, proprio laddove le istituzioni non riescono ad arrivare.

Principalmente, il terzo settore si occupa di:

  • socio assistenziale;
  • promozione culturale, sportiva e artistica;
  • cooperative sociali e promozione del lavoro;
  • cooperazione internazionale.

Le principali attività del Terzo settore

Come detto, il terzo settore si dedica a questioni particolari, andando a colmare il vuoto lasciato alle istituzioni e persegue il proprio obiettivo senza scopo di lucro. Che si tratti di fornire servizi o promuovere una causa sociale, possiamo distinguere 3 macro aree di attività:

  1. Ricerca e promozione. Si tratta di impegnare professionisti per svolgere indagini sugli argomenti propri della mission dell’organizzazione. La ricerca aiuta gli enti del terzo settore, e le istituzioni, a identificare le questioni impellenti cui investire maggiori risorse.
  2. Sensibilizzazione. L’obiettivo è comunicare con l’opinione pubblica e le amministrazioni, per modellarne le percezione su una determinata causa. Si tratta da un’attività che parte da una grande consapevolezza: nessun obiettivo si raggiunge da soli. È necessario l’appoggio della cittadinanza e degli attori istituzionali.
  3. Advocacy e difesa. È l’attività più operativa di un’organizzazione del terzo settore. Da un lato, l’obiettivo è il cambiamento politico, volto a migliorare la società e avvicinarla alla mission dell’organizzazione. Dall’altro, siamo nella sfera del qui e ora e prevede una serie di attività a difesa e alla tutela delle persone in difficoltà.

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