Come non perdere i donatori online: c’è Facebook Pixel

In questo periodo post Cambridge Analytica, parlare di tracciamento potrebbe sembrare poco simpatico. Ma Facebook da tempo mette a disposizione dei propri inserzionisti alcune funzioni perfettamente lecite per migliorare le performance degli annunci a pagamento.

Grazie a Facebook possiamo infatti aumentare il legame con i nostri sostenitori o comunque coloro che ci hanno già conosciuto.

Come si traduce questa affermazione per il mondo del non profit? In pratica possiamo monitorare direttamente i donatori che atterrano sul sito dell’organizzazione tramite una campagna Facebook. Oppure, coloro che hanno richiesto informazioni per il volontariato o che si sono dimostrati interessati ad una nostra specifica campagna.

Ma come facciamo a tracciare direttamente queste conversioni? Lo strumento è Facebook Pixel.

Che cos’è il Facebook Pixel?

Semplificando, si tratta di uno strumento di monitoraggio del pubblico.

Nella sostanza, invece, è un codice da inserire all’interno delle pagine del sito che desideriamo tracciare. Per generare un Pixel, bisogna collegarsi alla pagina delle inserzioni e crearne uno. Sara sufficiente incollare il codice all’interno pagine che si deciderà di monitorare.

Se avete il pieno controllo del sito, è un’operazione che potete fare voi, manualmente. Altrimenti dovrete contattare gli sviluppatori (gli smanettoni). Per loro, sarà un gioco da ragazzi. Ma anche per voi, con un po’ di tempo non sarà difficile.

Pixel di facebook

Pixel di facebook

Infine, vi consigliamo di installare Pixel Helper: un’estensione di Chrome che vi segnala eventuali errori. In questo modo, potrete verificare in tempo reale se ci sono stati errori durante il caricamento del codice.

Facebook Pixel per il remarketing

Innanzi tutto, è necessario caricare il Pixel correttamente sul sito dell’organizzazione. Ma di cosa si tratta? Semplicemente, un documento di testo, contenente un codice, che permette di tracciare l’attività degli utenti sul nostro sito e restituire a Facebook i dati di tali comportamenti.

Ciò è utile, in prima battuta per raccogliere quante più informazioni possibili su chi visita il sito, in modo da poterle sfruttare al meglio per le nostre campagne a pagamento sulla piattaforma di Mark Zuckerberg, soprattutto nella creazione del pubblico.

Si tratta, ovviamente, di pubblici molto specifici e iper targettizzati. In questo modo, i nostri sforzi nella creazione delle campagne non andrà perso, raggiungendo, con pochissimo margine di errore, un pubblico realmente interessato ai nostri contenuti.

Ad esempio, possiamo targettizzare le nostre campagne, scegliendo di raggiungere coloro che:

  • hanno fatto una donazione;
  • hanno visitato la pagina delle donazioni, ma non hanno portato a termine il procedimento;
  • hanno navigato nelle pagine relative alla formazione o il volontariato.

Si tratta dell’uso più comune del Facebook Pixel ed è definito remarketing. Ha a che fare sia con il procedimento di monitoraggio del traffico della nostra organizzazione, sia con la fase di programmazione di una nuova campagna.

Attraverso questo strumento, infatti, abbiamo la possibilità di mostrare i nostri annunci esclusivamente alle persone realmente interessate a uno specifico argomento: donazioni, newsletter, formazione o volontariato, ad esempio.

In sintesi: ci permette di differenziare le nostre campagne, aumentando la precisione del messaggio.

Come avviene? Quando si tratterà di impostare un pubblico per una nuova campagna, potremmo selezionare quello di un determinato Pixel. Se vogliamo pubblicizzare un campus per volontari, ci basterà selezionare il Pixel caricato sulla pagina del nostro sito dedicata al volontariato.

Lookalike audience

E se volessimo allargare il pubblico, ancora di più, restando in target? Per questo c’è lo strumento del Lookalike audience.

Si tratta di un algoritmo che raccoglie le informazioni di un pubblico selezionato (ad esempio, quello del Pixel sulla pagina delle donazioni), elabora i dati e lo espande agli utenti con profili simili.

Ad esempio. L’algoritmo percepisce che la maggior parte dei donatori sono donne, di età compresa tra i 40 e i 50, residenti in grandi città e laureate. Probabilmente, si tratta di persone abituate a effettuare transazioni di denaro online, con la predisposizione ad acquistare tramite e-commerce. Allo stesso tempo sono follower di diverse pagine di Ong.

Bene, lo strumento del Lookalike audience raccoglie questo tipo di informazioni e allunga la gittata del pubblico del Pixel. In questo modo potrete raggiungere persone simili, e potenzialmente interessate al vostro messaggio, senza che sia necessario che abbiano visitato la vostra pagina.

Facebook Pixel per misurare le conversioni

Supponiamo di aver investito 300 euro per la campagna di fundraising per la festa della donna. Come facciamo a capire se ha funzionato? Siamo rientrati di quell’investimento? Abbiamo apportato un valore, in termini di donazioni, superiore al denaro investito?

Dal momento che il Pixel di Facebook consente di risalire chi ha visitato determinate pagine del tuo sito, può anche stabilire chi ha effettivamente fatto una donazione, passando proprio dalla tua campagna di advertising.

Basterà incollare il codice, ad esempio, nella pagina di ringraziamento per l’avvenuta donazione. Dopodiché impostate la campagna in base al risultato: la donazione, appunto. Infine, tracciate i dati che lo stesso Pixel vi restituisce e capirete quante effettive donazioni sono arrivate grazie a quella campagna.

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