Stipendi, i numeri del non profit

L’indagine Onrup realizzata da Hay Group e Fondazione Sodalitas

Lavorare nel non profit “non paga”. Non certo però nel suo significato metaforico di “ripagare” con una gratificazione interiore, perché, anzi, chi ci lavora trae piacere dallo svolgere un’attività che soddisfa una motivazione profonda. Il non profit (Np) non paga nel senso letterale, della busta paga. O meglio, retribuisce molto meno del suo simmetrico profit (P).

Qualche esempio? Un direttore (o segretario) generale Np che lavora in un’organizzazione con entrate annue comprese tra 2 e oltre 5 milioni di euro, guadagna in media poco più di un quarto del suo omologo profit: 75 mila euro di retribuzione annua lorda contro 285 mila. Non se la passano molto meglio né il capo della comunicazione (41 mila euro a fronte di 129 mila) né il responsabile amministrativo (44 mila contro 155 mila euro).

Eppure il non profit è l’unico settore in controtendenza occupazionale proprio negli anni della crisi. Dal 2006 al 2011, infatti, i dipendenti sono più che raddoppiati: erano il 15% del totale degli addetti, sono diventati il 39% lo scorso anno. Una crescita a scapito della componente di volontari, passati dal 65% del 2006 al 36% del 2011. Il restante 25% attuale è composto da lavoratori retribuiti non dipendenti, cioè collaboratori di varia natura.

La sofferenza retributiva dell’Np e la sua dinamicità occupazionale si deducono da un’indagine di Onrup – l’osservatorio sulle risorse umane del non profit – realizzata dalla multinazionale della compensation Hay Group e dalla Fondazione Sodalitas promossa da Assolombarda. La ricerca indaga la busta paga di diversi prodi professionali Np. Il responsabile della raccolta fondi (fund raiser), per esempio, guadagna in media 42.034 euro annui lordi, poco più del capo del personale che arriva a 41.918 euro. L’impiegato medio, poi, arriva a 24.577 euro e il quadro a 44.853. “Bisogna comunque fare attenzione nel riferirsi alle retribuzioni medie – avverte il responsabile delle indagini Np di Hay Mario Colombo – perché le non profit più piccole, che sono la maggioranza, pagano dal 3o al 50%o in meno di quelle con elevata raccolta fondi”.

Il gap retributivo di un lavoratore del settore Np rispetto a un dipendente dell’industria e del commercio profit è comunque sempre netto ed è progressivo salendo nella scala gerarchica: -28% per gli impiegati, -32% per i quadri e -61% per i dirigenti. “Proprio i dirigenti Np, però – precisa il responsabile di Onrup Giuseppe Pitotti – oggi hanno sensibilmente accorciato le distanze dagli omologhi profit grazie a un quasi raddoppio, rispetto al 2006, della loro retribuzione”.

Ma pur se è indietro di molte lunghezze nelle buste paga, l’Np offre oggi qualcosa che, per molti lavoratori, è più importante degli stessi livelli salariali: una flessibilità che rende molto vantaggioso l’equilibrio vita-lavoro e che lo pone all’avanguardia con percentuali impensabili nel mondo profit. Il 38% dell’Np, infatti, permette il lavoro remoto (anche da casa), il 58% offre ampia flessibilità nella gestione dell’orario di lavoro e delle ferie, e il 77% è estremamente elastico nella concessione dei permessi.

 

stipendi non profit a confronto

stipendi non profit a confronto


L’articolo è di Enzo Riboni tratto dal Corriere della Sera del 28/09/12

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