Ong e Mediterraneo, cosa prevede il nuovo Codice di condotta

Ufficiali di polizia a bordo delle navi delle Ong impegnate nel Mediterraneo. Si tratta di uno dei punti principali del codice di condotta siglato tra Ministero dell’Interno e Organizzazioni non governative il 31 luglio 2017.

Come è noto, tra le organizzazioni che hanno sottoscritto l’accordo, spicca Save the children. Sul fronte opposto, invece, Medici senza frontiere.

Ma cosa prevede, nel dettaglio, il codice di condotta. Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Polizia a bordo

Qualora fosse richiesto, le imbarcazioni delle Ong dovranno accogliere a bordo ufficiali di polizia, con lo scopo di indagare su eventuali traffici di esseri umani.

Probabilmente il punto più controverso del codice, che ha spinto Msf e altri a non sottoscrivere il codice. «La presenza di funzionari di polizia armati a bordo e l’impegno che gli operatori umanitari raccolgano prove utili alle attività di investigazione sarebbero una violazione dei principi umanitari fondamentali di indipendenza, neutralità e imparzialità», si legge in una nota di Medici senza frontiere.

Divieto di trasbordo

Non sarà possibile trasferire persone in difficoltà da una nave all’altra. E questo è un altro punto che ha causato la rottura tra Ong e istituzioni.

Sempre secondo la nota di Msf: «Alcune proposte – in particolare quella secondo cui di regola le navi impegnate in un soccorso devono sbarcare i sopravvissuti in un posto sicuro invece di trasferirli su altre navi – rappresentano limitazioni non necessarie ai mezzi che sono oggi a disposizione».

Per questo motivo, il Viminale ha accolto parte delle obiezioni, aggiungendo una parte di testo: «eccetto in caso di richiesta del competente Centro di coordinamento per il soccorso marittimo e sotto il suo coordinamento, basato anche sull’informazione fornita dal capitano della nave».

Vietato avvicinarsi alla Libia

A meno che non vi siano gravi situazioni, che richiedono interventi di emergenza immediata, le imbarcazioni delle Ong non dovranno entrare in acque libiche. Inoltre, Le navi dovranno informare le autorità del proprio Stato di appartenenza, qualora dovessero intervenire al di fuori di una zona di propria competenza.

Fondi e trasparenza

Vi sono poi norme meno controverse, che non hanno procurato grossi attriti. Tra queste l’obbligo di dichiarare tutte le fonti di finanziamento relative all’attività di soccorso.

Inoltre, dovranno dimostrare l’idoneità di nave, equipaggiamento e addestramento degli operatori. E le imbarcazioni di partenza? Sarà compito delle Ong, recuperare, dopo i soccorsi, le imbarcazioni e i motori utilizzati dai trafficanti.

Comunicazione

Le Ong hanno l’obbligo di non spegnere la trasmissione dei segnali di identificazione e posizione. E avranno il divieto di inviare segnalazioni luminose alle imbarcazioni che pronte a trasportare migranti, con il fine di agevolarne la partenza.

Sarà, inoltre, previsto l’obbligo di coordinamento e aggiornamento con il Maritime Rescue Co-ordination Centres (Mrcc) e con le autorità dello Stato di bandiera.

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