Imprese e non profit, partnership in crescita ma ancora limitate

– Tomaso Eridani-

Una ricerca SDA Bocconi, in collaborazione con Mediafriends, illustra gli ostacoli che frenano le collaborazioni in Italia, dalla scarsa fiducia reciproca all’esigenza di maggiore pianificazione, ottica di lungo termine e gestione manageriale.

Nonostante siano una realtà in espansione, in Italia le partnership tra aziende non profit e for profit risultano ancora discontinue e frenate da una scarsa conoscenza e fiducia reciproca e dalla carenza di pianificazione strategica e di gestione manageriale. Ad illustrarlo, una ricerca svolta dalla Divisione ricerche e dal Master in Management delle imprese sociali, non profit & cooperative di SDA Bocconi, in collaborazione con Mediafriends, presentata oggi. Secondo lo studio, infatti, nel 2009 solo il 13% delle entrate delle aziende non profit derivava da partnership con imprese profit e la maggioranza delle collaborazioni sono limitate a progetti specifici con poca visione di lungo termine.

La ricerca, condotta con questionari, focus group e studio di best practice su un universo di riferimento di quasi 400 aziende profit e non profit impegnate in partnership trasversali, ha voluto analizzare lo stato delle relazioni tra questi due mondi, con l’obiettivo di individuare i fattori che hanno reso efficaci e proficue le relazioni.

Elementi chiave per il successo di una partnership sono il livello di managerializzazione del non profit e l’orientamento alla responsabilità sociale del profit: lo studio rivela che l’87% delle imprese for profit svolge attività di responsabilità sociale in maniera costante e strutturata ma solo il 50% dichiara di redigere un bilancio sociale (contro il 74% delle non profit). Di contro, il 79% delle organizzazioni non profit ha una struttura dedicata al fundraising ma nella maggiore parte dei casi non ha una funzione espressamente dedicata alla cura dei rapporti con le imprese.

Per quanto riguarda l’analisi, emerge in primo luogo che le aziende non profit sono quelle che percepiscono maggiori rischi dalla collaborazione. Mentre infatti le imprese profit associano attributi positivi nel 75% dei casi, le non profit collegano attributi negativi nel 60% dei casi, citando per esempio ragioni come l’atteggiamento utilitaristico delle aziende profit e l’onerosità del processo.

Per quanto riguarda lo stato dell’arte delle partnership solo il 16% del campione non profit e il 20% del profit realizzano iniziative di co-business, la forma più evoluta di partnership, e nel 2009 solo il 13% delle entrate delle aziende non profit derivava da partnership con imprese profit. La scarsa evoluzione del concetto di partnership è illustrata dal fatto che le tipologiepiù diffuse sono le erogazioni liberali e le sponsorizzazioni, le forme più elementari di collaborazione. Dallo studio emerge inoltre come il mondo del profit sia più orientato a una collaborazione anche sugli obiettivi mentre quello non profit interpreti la partnership più come una modalità per raccogliere fondi.

“Le partnership hanno ancora un carattere discontinuo e il fenomeno è in fase di sviluppo”, spiega Federica Bandini, direttore del Master in management delle Imprese Sociali, Non Profit e Cooperative della SDA Bocconi e coordinatrice della ricerca. “Le due culture appaiono ancora troppo distanti e non sono allineate. I principali ostacoli per una maggiore collaborazione sembrano essere la scarsa conoscenza delle reciproche modalità operative, i pregiudizi e l’assenza di competenze manageriali specifiche.”

Per quanto concerne la genesi delle partnership, in genere le aziende profit sono contattate dalle non profit e, da parte delle non profit, le iniziative sembrano nascere più da relazioni casuali che non da una strategia pianificata. Le imprese seguono invece principi più strategici e il legame con il personale delle non profit è meno rilevante.

Lo studio si propone infine di tracciare delle linee guida per lo sviluppo di partnership efficaci e soddisfacenti per entrambe le parti, ponendo l’attenzione sul bisogno di un’organizzazione delle strutture di supporto, sulla definizione di obiettivi e sulla chiarezza di contatti e degli accordi.

“Queste linee sono fondamentali per creare un maggiore coinvolgimento nella partnership di entrambi gli attori,” conclude Bandini. “La collaborazione tra i due ambiti consente di superare i reciproci limiti. Le imprese possono migliorare i rapporti con il territorio e la società civile e rafforzare il coinvolgimento dei dipendenti e degli stakeholder. Le organizzazioni non profit possono invece ottenere maggiori risorse umane e finanziarie e un passaggio di competenze manageriali, grazie alla contaminazione positiva con manager e imprenditori.”

 

http://www.viasarfatti25.unibocconi.it/notizia.php?idArt=9551

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