IL TEATRO È SOCIALE? Ripensare al teatro come uno strumento di intervento nel sociale

Il Teatro è comunicazione, è il passaggio di un pensiero, di un’emozione, di un concetto da una fonte a un ricevente; in senso lato potrebbe definirsi la comunione di un pubblico con uno spettacolo vivente, pensato per una collettività. Lo stesso Bergson affermò che “non si ride da soli”, per ridere bisogna essere in più e lo stesso vale per la commozione e il pianto.

Il teatro sociale, il teatro di comunità o il teatro educativo, costituisce la nuova frontiera del teatro.

Si definisce come espressione, formazione e interazione di persone, gruppi e comunità e si caratterizza per lo stretto rapporto tra individuo (il teatro) e gruppo (il sociale), a loro volta in relazione con la vita istituzionale. Non ha come obiettivo primario il prodotto estetico, il mercato e l’intrattenimento, tipici del teatro d’arte, commerciale e d’avanguardia; ma ha come finalità il processo di costruzione pubblico e privato degli individui.

È importante prendere in esame l’aspetto riguardante il carattere terapeutico dello stare in scena e l’aspetto transferenziale a cui è soggetto chi calca il palcoscenico e recita un personaggio altro da sé. Il transfert è alla base della terapia psicoanalitica.

Numerose esperienze hanno dimostrato che le attività creative e, fra queste, quelle teatrali stimolano cambiamenti a livello di molteplici competenze mentali, nell’integrazione di diverse dimensioni della personalità, nelle modalità comunicative, relazionali, di socializzazione, nelle motivazioni esistenziali.

L’integrazione di teatro e cura tiene conto costantemente della dimensione corporea, emotiva, immaginativa, ideativa, narrativa, espressiva, psicomotoria, elaborativa e relazionale, con l’obiettivo di permettere di affrontare vari tipi di problemi in diversi contesti. In questa prospettiva i linguaggi delle arti e del teatro promuovono una disciplina di auto-conoscenza e di trasformazione e possono essere applicati nei contesti della prevenzione del disagio, delle reintegrazione sociale e della formazione professionale. Nonché, aggiungerei, si potrebbe pensare al teatro come trasmissione di idee, di valori e di messaggi legati a un’organizzazione rispondendo ai suoi bisogni di sensibilizzazione o di raccolta fondi.

Il teatro sociale si propone, quindi, come invenzione e azione di socialità e comunità, distrutte o minacciate oggi dall’individualismo e dai processi di omogeneizzazione della cultura globale, e come formazione e ricerca di benessere psicofisico delle singole persone. Uno strumento attraverso il quale apprendere e sviluppare capacità e abilità specifiche e trasversali che possano agire sia sulla qualità della propria vita, ma anche sulla qualità della propria professione.

Si moltiplicano le domande di teatro per raffinare le capacità relazionali, per essere capaci di empatia, provare a essere altro da sé e comprendere l’altro anche nel suo disagio. Sono proprio le professioni a servizio della persona le realtà che maggiormente presentano una forte e nuova domanda di teatro. Un teatro che diventa spazio e momento per mettersi in gioco, cambiare ruolo e sperimentare e sperimentarsi.

Un interessante esempio di teatro sociale è stato realizzato dall’Associazione 9430 in collaborazione con l’Istituzione Musicateatro Moncalieri 1, la Città di Moncalieri e grazie anche al sostegno dei Provveditorati alle Carceri Italiane e il Ministero della Giustizia. Il musical “Valjean” è nato per i palcoscenici teatrali ma con l’obiettivo di arrivare anche negli istituti di pena per mostrare ai detenuti quanto importante sia la determinazione in fase di riscatto personale. Tutto piemontese il cast, formato da professionisti del settore che hanno sposato il progetto; diretto da Fulvio Crivello e musicato dal Maestro Sandro Cuccuini, è un atto unico interpretato da Fabrizio Rizzolo, Isabella Tabarini, Sebastiano Di Bella, Susi Amerio, Giorgio Menicacci e  Alessandro Ventrice. Il ricavato è stato destinato a promuovere attività artistiche all’interno delle carceri.

In attesa di rivederli all’opera, ringraziamo Alessandro Ventrice, attore e professionista del non profit, per aver aperto questa finestra sul teatro sociale.

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