Crowdfunding e non profit. Spunti strategici

In maniera sempre più costante e strutturata, il mondo del fundraising sta decisamente subendo un cambiamento. In tutto il mondo stanno cambiando i paradigmi della raccolta fondi e negli ultimi 5 anni anche in Italia stiamo assistendo ad una (seppur lenta) rivoluzione nelle modalità e tecniche di raccolta fondi.

Quante volte ormai sentiamo l’espressione “il donatore non è un bancomat” tra corsi di formazione, conferenze (o festival che siano), workshop, incontri con gruppi territoriali di settore etc. eppure quel che si osserva poi nelle pratiche non sembra accogliere questo mantra.

Ribadiamolo allora, repetita iuvant: il donatore è il reale “changemaker” della società! Come lui non lo è né il coordinatore del fundraising in una non profit né il suo direttore o consigli che siano. Sposo al 100% la visione di questi ultimi soggetti come attori ma non protagonisti del cambiamento. Oserei definirli (per fare quelli al passo con i tempi con l’inglese) “change facilitators”.

E’ proprio partendo da questo assunto che ogni esperto di fundraising dovrebbe a mio avviso iniziare il suo approccio strategico di fronte ad una campagna di crowdfunding.

Rete del Dono

Immagine tratta da Rete del Dono

Molto probabilmente conoscete già il tema e le relative piattaforme in Italia. Ci sono molti articoli che ne parlano e ne descrivono le differenze. Il fine di questo post non è illustrarle ma per conoscere l’universo italiano suggerisco la lettura di un articolo molto interessante che oltre a dividerle per categorie ne evidenzia le performance in termini numerici (dove troviamo al primo posto nel non profit Rete del Dono, piattaforma che si propone di integrare al crowdfunding l’elemento del personal fundraising, dinamica fondamentale che alimenta l’engagement motivazionale della community e innesca quel famoso effetto moltiplicatore).

Con questo post voglio fornire 4 consigli pratici e spunti su cui riflettere per superare gli ostacoli che sono a noi tutti comuni quando vogliamo avventurarci nell’universo digital della raccolta fondi.

C’è una spinta costante da qualche tempo verso “l’innovazione sociale”, ultimamente gli hashtag più in voga li troviamo tra impresa sociale e metodi di raccolta fondi alternativi (vedi i vari #socinn #socent #crowdfunding etc) e mentre le loro definizioni sono ancora da “rassodare”, una cosa credo ormai sia chiara a tutti: il finanziamento per progetti sociali, innovativi o meno, è una sfida sempre più dura.

E allora, su quali basi fondiamo un progetto di crowdfunding affinché possa avere successo? Condivido con voi questi punti chiave:

1. COSTRUIRE LA PROPRIA COMMUNITY

communityLa cosa che più ci eccita quando sentiamo parlare di crowdfunding, è quella per la quale ci si immagina che le migliaia di persone online stiano aspettando di donare soldi a progetti come i nostri, che abbiano un impatto nel sociale, e che attraverso la sola pubblicazione  su una piattaforma di crowdfunding, il web e gli internauti diventino il driver per il suo finanziamento. Purtroppo questo approccio è un errore comune che si traduce spesso in campagne fallimentari.

Quali sono infatti le probabilità che qualcuno si imbatta nel nostro progetto, tra la miriade di altre idee in “competizione” tra loro che sono come noi alla ricerca di supporto? Forse molto ma molto basse. Perché qualcuno dovrebbe contribuire a mettere a punto la nostra idea o realizzare un progetto sociale, se non ci conosce? Come fa a fidarsi che siamo i migliori operatori a poter produrre quel che proponiamo di realizzare? Il primo fondamentale passo sarà quindi quello di costruire una comunità di persone che abbia i nostri stessi interessi e sogni, che creda fortemente nel nostro progetto e soprattutto in noi. Costruire una community non è cosa da poco, richiede tempo, pazienza e costanza. Parlando in termini digitali, significa concentrarsi sulla crescita e coltivazione delle nostre mailing list, iscrizioni alla newsletter, i fan di Facebook, i followers di Twitter, i seguaci in Instagram, gli iscritti al nostro blog etc.

2. POSIZIONARE IL PROGETTO

Obiettivi dettagliati e specifici.

Proprio come un evento annuale di raccolta fondi, un progetto di crowdfunding ha bisogno di avere un obiettivo chiaro e concreto. Lo sforzo da fare per poter ottimizzare il nostro progetto sulle piattaforme di crowdfunding è fornire il massimo numero di dettagli che rendano l’utente in grado di quantificare il proprio supporto per il  raggiungimento dell’obiettivo. Facciamo un esempio: raccogliamo 10.000 euro per la comunità del quartiere. Perché non specificare: raccogliamo 10.000 euro per supportare 12 famiglie in gravi condizioni economico-sociali per l’acquisto di generi alimentari per un anno?

Il Titolo

Siate creativi e strategici, su qualsiasi elemento di creazione di una campagna di crowdfunding. Cominciate con il TITOLO che attribuite al vostro progetto. Siamo in un ambiente digital, qui padroneggia chi rende un contenuto facilmente condivisibile, twittabile, che possa divenire di tendenza e del quale si possa discutere (attraverso ad esempio un hashtag), che possa catturare l’attenzione.

Costruire il titolo del progetto con creatività ed ingegno digital contribuirà:

  • a dare subito l’idea per la quale si raccolgono fondi
  • a guidare il lettore alla comprensione del contenuto
  • a renderlo virale. Un esempio? Beh come faccio a non pensare al mio ultimo anno in mezzo a maratone solidali e non menzionare il progetto di crowdfunding (alimentato da personal fundraising) che senza un grande brand alle spalle è riuscito in un impresa a dir poco sorprendente? Mi riferisco al progetto #RunForEmma dell’associazione VentiZero8
Assessment comunicativo
  1. Che cosa realmente riusciremo a fare in caso di successo?
  2. Come saranno utilizzati i fondi raccolti nel dettaglio?
  3. In quanto tempo ci preponiamo di raccogliere i fondi e sviluppare il progetto?
  4. Come verrà coinvolto e reso consapevole il donatore di come verrà impiegato il suo denaro?

Le piattaforme di crowdfunding e i social sono strumenti già preposti per aiutarvi in questo processo. Mostriamo quindi a chi ha deciso di sostenere il progetto ciò che si è realizzato. È possibile farlo con dei video, aggiornamenti o post di blog e social.

3. LA POTENZA DELLE STORIE. LO STORYTELLING

storytellingIl punto cruciale in una campagna di crowdfunding di successo sta nella sua storia. Una storia noiosa produce scarsi risultati. Una buona storia, d’altra parte, può suscitare una risposta virale, aumentare l’esposizione e brand awareness della vostra organizzazione e produrre risultati migliori di quelli attesi.

Tutti noi spesso pensiamo che la nostra storia sia la più affascinante e sorprendente sul pianeta e che una volta arrivata al pubblico digitale spinga le persone nel web a donare online.

Purtroppo il mondo reale è molto più complesso e competitivo di quello che si pensa. Non dobbiamo infatti “competere” solo con altre organizzazioni che hanno storie incredibili, ma bisogna anche superare l’ostacolo della capacità di attenzione di un utente medio.

Le storie di successo sono spesso raccontate attraverso dei video insieme ad un testo di accompagnamento (e il più delle volte hai solo 2 o 3 minuti per catturare e mantenere l’attenzione di qualcuno e quindi suscitare una risposta emotiva ed una conseguente donazione).

Al solo pensiero potrebbero crearsi ansie da produzione video e quant’altro per declinare l’idea dello sviluppo di una campagna di crowdfunding, ma in realtà alcune pratiche ci dimostrano che non possiamo più crearci finti alibi su questo. Anche non possedendo operatori video o fondi atti alla produzione, si possono produrre risultati interessanti. Certo la buona qualità dei video è sempre da preferire, ma l’importanza sta nel messaggio che riusciamo a trasmettere.

Prendiamo come esempio questo video pensando a come è stato realizzato. Osserviamone i mezzi e capiamo quanto incida avere una community affezionata che crede in noi. Qui si fa crowdfunding per un progetto ed il coinvolgimento della community spinge l’utente ad attivarsi e diventare lui stesso un fundraiser (appunto…il personal fundraising come driver per il crowdfunding nel sociale):

4. LA RICONOSCENZA E SODDISFAZIONE DEL DONATORE

graziedicuoreIl crowdfunding non nasce come metodo di finanziamento per il non profit, ma come fonte di finanziamento per imprenditori con idee innovative che vogliono far divenire realtà. Per coinvolgere il pubblico, questi imprenditori, offrono sempre un qualcosa come ringraziamento per i diversi livelli di finanziamento ottenuto (reward).

Perché quindi non capire cosa potremmo offrire noi a chi ci dona la sua fiducia che li possa coinvolgere e soddisfare? Per rispondere a questa domanda immergiamoci nella nostra organizzazione non profit. Guardiamoci intorno e consideriamo i nostri asset, i prodotti, le nostre risorse, i nostri progetti, le nostre persone. Osserviamo bene e carpiamo quello che una persona esterna alla nostra nonprofit, non possiede e non vive tutti i giorni.

Diverse non profit in questi anni ci hanno chiesto COSA poter offrire ad un donatore in cambio della propria donazione. Nel crowdfunding a mio avviso vale la stessa regola. Piuttosto che offrire loro un gadget, una maglietta o una penna che sia, perché non sforzarsi di proporre qualcosa di “nostro”, perché non pensare ad esperienze da condividere?  Cominciamo ad offrire esperienze personalizzate, visite all’interno della propria organizzazione o del progetto stesso. Perché non pensare di far vivere emozioni attraverso prodotti sostenibili generati proprio dai nostri progetti, perché non pensare anche ad una cena con il direttore esecutivo o ad un invito ad un evento speciale? Certo, una organizzazione non profit non potrà mai offrire centinaia di cene o viaggi, ma un video di ringraziamento dei beneficiari del progetto è sicuramente più emotivo e coinvolgente rispetto ad una spilla o ad una tazza da thè.

Ora tocca a voi, quando state pianificando una campagna di crowdfunding, quali priorità e punti chiave mettete sul piatto della vostra strategia?

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