Attacco al nonprofit. Basta chiacchiere.

Il mondo nonprofit è di nuovo sotto attacco. Dopo le critiche emerse nel corso di una recente puntata di Uno Mattina (leggi l’articolo), è da poco uscito un libro intitolato “L’industria della carità”, scritto da Valentina Furlanetto, giornalista de il Sole 24 ore.

 Perché questo atteggiamento negativo e di rifiuto nei confronti del terzo settore?

Lo Stato ha drasticamente ridotto il suo impegno nel supporto e cura verso le fasce più deboli.

E proprio per non lasciare sole le persone più fragili e bisognose, è il Terzo Settore a farsi carico di fornire supporto ed aiuto esercitando una funzione di ammortizzatore, di cuscinetto laddove le istituzioni non riescono ad intervenire. Questo è un aspetto che mi preme sottolineare perché è il punto di partenza della mia riflessione.

La mia domanda sorge quindi spontanea: perché questa diffidenza? Perché si cerca a tutti i costi di dimostrare che anche in questo settore c’è del marcio? Perché questa difficoltà ad accettare un approccio più professionale al lavoro nel mondo del nonprofit?

Come ha detto Valerio Melandri, direttore del master in Fundraising dell’Università di Bologna, “nel mondo del non profit si è affermata ormai la regola per cui se guadagni poco sei bravo, se guadagni tanto sei uno sfruttatore”.

Una parte dei  fundraiser (professionisti della raccolta fondi) afferma che dovrebbero essere gli operatori del settore a dover comunicare meglio le proprie attività e migliorare la comunicazione per aumentarne la consapevolezza nella cittadinanza.

Come dimostra Il sondaggio Eurispes sulla fiducia nelle Istituzioni, “nonostante il lieve calo registrato quest’anno, le associazioni di volontariato con il 75,4% di fiducia degli intervistati restano sempre una delle Istituzioni più amate dagli italiani che riconoscono nella maggioranza dei casi l’impegno, il lavoro e i risultati ottenuti sul territorio a sostegno delle fragilità sociali e del disagio”. (http://www.eurispes.eu/content/gli-italiani-e-le-istituzioni-delusi-e-sfiduciati-0)

Forse la credibilità del settore, a discapito di altre istituzioni, è vista con fastidio.. Ma insomma, cosa dovremmo fare?

A mio avviso, la cosa migliore da fare è continuare nelle attività quotidiane a supporto delle associazioni nelle quali lavoriamo. Mi trovo d’accordo con le parole di Paolo Ferrara e Massimo Coen Cagli, secondo i quali dobbiamo portare avanti le nostre Buone Cause con il cuore, e continuare a crederci senza perdere la motivazione, anche quando questa viene messa in discussione.

Eventi negativi e persone invidiose possono capitare nella vita professionale, ma continuando ad aiutare, sostenere e, portare avanti i progetti e dedicandoci alla nostra mission, dimostrando con l’esempio chi siamo.. ma sul campo!

Basta chiacchiere.

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